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ELENI ELEOPULOS PAPADOPULOS (et al.)

 

Presentare Eleni Eleopulos Papadopulos non è semplice: c’è il rischio di banalizzare le sue incredibili scoperte. E’ la scienziata “dissidente” che non è stata svillaneggiata alla stregua di Duesberg, non ha subito neanche un tentativo serio di confutazione scientifica di cui io sia a conoscenza.

 

Han preferito piuttosto oscurarla. Eppure è colei (assieme ai suoi Colleghi) che ha minato dalle fondamenta la teoria oggi prevalente sull’AIDS, le sue vere basi: ha messo in discussione la validità dei test ed addirittura lo stesso isolamento del virus HIV. Attribuisce a perturbazioni del sistema di ossido riduzione dell’organismo e delle cellule la comparsa degli anticorpi “anti-HIV” ed indica la soluzione nella ricerca di un controllo di tale dis-regolazione. Metteremo in linea alcuni suoi lavori, purtroppo solo alcuni tradotti in italiano, per ora.

 

Il sito del gruppo di Perth è il seguente: http://www.theperthgroup.com

 

La sua intervista, leggibile senza una preparazione specialistica e rilasciata a Christine Johnson nel 1997, è qui, tradotta in Italiano. Qui si può ritrovare il suo commento (in italiano) all’intervista a Montagnier.

 

Nel 1993 riuscì a pubblicare un lavoro (assieme a Turner, V. F. & Papadimitriou, J. M.) sulla rivista Bio/technology 11, 696-707 (1993): Is a positive western Blot proof of HIV infection? . In questo analizzava uno per uno i test usati per l’ ”infezione da HIV”, ridimensionando la loro validità e screditando il loro significato. Io lo lessi e, al colmo dello sbigottimento, Le scrissi domandandole se avevo capito bene il senso di quel che affermava (che, se nessun test era valido, allora del "virus" doveva essere dimostrata nientemeno che la stessa esistenza). Mi rispose che avevo capito in modo corretto ed ero stato anche il primo (estraneo) a reagire ed a chiederle delucidazioni (allora erano passati già 4 o 5 mesi dall’uscita del lavoro). Il titolo con la forma dubitativa era stata una conditio sine qua non per poterlo pubblicare. Strano a dirsi, fino ad allora si erano trovati attorno un muro di totale silenzio, puntellato dalla potente casta dei virologi che evidentemente temeva di doversi confrontare con i rilievi distruttivi della "piccola" scienziata australiana.

 

Il gotha della ricerca ha scelto dunque la politica più efficace per difendere la proprie convinzioni: isolamento e quarantena ad vitam per la ricercatrice "infetta" da … teoria pericolosa e contagiosa.

******************

Ora è disponibile la traduzione di un'opera ponderosa della

ricercatrice, grazie all'impegno ammirevole di Gianna Traverso che merita un pubblico riconoscimento e ringraziamento, data la difficoltà del testo. E' un condensato di passi ed espressioni squisitamente tecnici. (Sicuramente saranno sfuggiti degli errori che cercheremo di correggere. Il più comunque è fatto.) E' una fonte eccezionalmente ricca di conoscenze, citazioni e precisazioni a cui ognuno potrà attingere. Non dico che c'è tutto sull'argomento, ma poco ci manca. Per coloro che super tecnici non sono, consiglio di leggere solo le prime due pagine, il sommario.

 

 

Breve commento al lavoro di Montagnier del 1983 (Gruppo di Perth), in italiano, tratto dal sito di A. Brink

Isolamento, adempimenti indispensabili (Gruppo di Perth), in italiano, tratto dal sito di A. Brink

De Harven: la scoperta del Friend-leukemia virus (Perth Group), in English. Di seguito la traduzione di alcuni passi:

"Nel 1960 De Harven sostenne che le particelle simil-virali [da lui identificate in topi leucemici] erano in realtà particelle virali perché esse trasmettevano la malattia e non erano ritrovate in topi non leucemici. Nel 1964 egli sostenne che le particelle simil-virali trovate in topi non leucemici erano virus perché essi erano identici a quelli trovati in topi leucemici".

"In nessuna delle pubblicazioni di  De Harven, e di nessun altro, c'è l'evidenza che prova la trasmissione delle particelle o della malattia. Eppure le particelle di De Harven sono accettate da tutti come il virus della leucemia di Friend."

[In altre parole] "de Harven e Friend trovarono alcune particelle  e le chiamarono "simil-virali" . Senza alcuna altra prova le rinominarono particelle virali e le considerarono responsabili della malattia (leucemia dei topi)".

Purtroppo questo dissidente, che è critico nei confronti delle modalità di "isolamento dell'HIV", porta come esempio di un corretto procedere proprio quello suo, che è di una fragilità impressionante.

 

 

 

 

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INSERIMENTI RECENTI:  

 

Il sito di Anthony Brink

 

"The AIDS  trap"

commento

 

Scritti "storici" su HCV e

copia dei capitoli relativi

ai test per l' "HIV" (libro

pubblicato nel 1996)

 

"Provenge" immuno-

terapia per il cancro

prostatico avanzato

 

Politerapia con GcMAF

un caso descritto

 

Rethinking AIDS

Atti Convegno 2009

 

Lezioni del Prof

Marco Ruggiero

 

Bioscanner per tumori

scoperta italiana

 

L'agenda dei CDC

(la riscossa dell'anti-

influenzale)

 

Lettera di risposta del

"Gruppo di Perth" a

FFranchi (in italiano ed

inglese)

 

Contributo della terapia

citotossica sulla

sopravvivenza

 

Big Pharma Hit Parade

 

Referto autoptico di

Christine Maggiore

(commento di Al Bayati)

 

Non potranno dire di

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(Montagnier e media)

 

La vera storia della

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"Striscia la suina"

 

Nuovo modello di

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Il dr. Serpelloni su

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Il gigante Roche messo

in difficoltà da un

ricercatore (T. Jefferson)

 

Vaccini in saldo

 

Il papa' della Suina

non si si è comportato

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Montagnier:... se lo dice lui!

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Il Flop dei vaccini anti-flu

 

 

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