Viene pubblicato sul numero del 30 aprile 2009 (e visibile in
anteprima in formato elettronico)([i])
un lavoro che vuole essere la risposta allo studio “Dieci anni di
terapia antiretrovirale” (Lancet 2006;368:427-8),
già commentato su questo sito.
Gli anni di riferimento sono praticamente gli stessi. Ora si vuole
“determinare se l’inizio della terapia antiretrovirale a stadi più
precoci dell’infezione sia associata ad una miglior sopravvivenza
rispetto la terapia differita”.
“Effetto sulla sopravvivenza della terapia antiretrovirale precoce
per l’HIV rispetto a quella differita”

A differenza della precedente review (Lancet 2006), questa
arriverebbe a conclusioni ben diverse, dimostrerebbe cioé che la
mortalità diminuisce quanto prima viene iniziata la terapia. Una
sorta di oscillazione di ritorno del “pendolo” che molti esperti si
aspettavano (nel 1995 si sosteneva: “hit early, hit hard”, negli
ultimi anni le indicazioni all’inizio terapia si erano ristrette a
pazienti con valori più bassi di CD4).
I risultati sarebbero inequivocabili: nei pazienti esaminati e
che assumevano più tardi l’HAART vi era – asseritamente - un rischio
di mortalità (per ogni causa) maggiore del 69% nel primo gruppo e
del 94% nel secondo. Il numero dei pazienti osservati è di
17.517. La “forza” dello studio sembra quindi ragguardevole.
Di seguito i dettagli:
1)
Gruppo di 8362 pazienti con CD4 tra 351 e 500/mL.
Di questi:
 | 2048
hanno iniziato la terapia subito |
 | 6278 sono
stati inclusi nel gruppo di “terapia differita” (solo dopo calo
dei CD4 sotto i 350) |
2) Gruppo di 9155 pazienti con CD4 oltre
500/mL
Di questi:
 | 2220
hanno iniziato la terapia subito |
 | 6935 sono
stati inclusi nel sottogruppo di “terapia differita” (solo dopo
calo dei CD4 sotto i 500) |
Risultati:
Primo gruppo: rischio mortalità
superiore del 69% se terapia differita
Secondo gruppo: rischio mortalità
superiore del 95% se terapia differita
LE CONCLUSIONI SONO COSI’ ESPRESSE:
“L’inizio precoce della terapia antiretrovirale prima che la conta
dei CD4 cadesse sotto le due soglie specificate (350 e 500), ha
migliorato la sopravvivenza in modo significativo, paragonata a
quella relativa alla terapia differita”.
(Seguono i miei commenti che saranno rivisti e corretti
prossimamente, si tratta di un esame preliminare, buono come stimolo
alla discussione:)
“Early versus deferred” ovvero
i miracoli dei "metodi statistici avanzati"
Vi sono diverse critiche da opporre a questo studio:
1) Scrivono: "In un disegno dello studio simile a quello di un trial
randomizzato [...]".
Ci sono due possibilità per uno studio: o essere randomizzato o non
esserlo, tertium non datur. Questo non lo è né "in chiaro", né "in
cieco" né tantomeno "in doppio cieco". Gli assomiglia solamente.
Il problema è che viene utilizzato un metodo statistico di
elaborazione (ITT- Intention to treat approach - “intenzione del
trattamento”) riservato solo ai trial randomizzati. Non
dovevano servirsene qui allora.
In questo studio osservazionale di coorte (non un trial dunque) non
vi è controllo dell’assunzione della terapia. Infatti così
affermano: “dopo l’inizio della terapia, questi pazienti vennero
inclusi […] in un approccio dell’intenzione del trattamento che ha
ignorato i successivi cambi di terapia”.
Chi avesse iniziato la terapia precoce il giorno uno ed il giorno
due avesse buttato via i farmaci per non riprenderli fino alla fine,
sarebbe comunque considerato sempre parte del gruppo iniziale
senza per questo uscire dal protocollo (e considerato come se avesse
preso le pillole per 5 anni di seguito). Ne riparleremo.
2) La presentazione dei risultati è effettuata con una modalità
scorretta, ovvero presentando i risultati sotto forma di rischio
relativo e non sotto forma di rischio assoluto. Per esempio, se il
rischio di prendersi la malattia X è del 2 per mille e la medicina Y
è capace di ridurlo all'uno per mille, avremo una riduzione del
rischio di malattia del 50% in termini relativi, il che fa
decisamente più impressione dell'effettivo, misero, uno per mille
che è la reale misura, espressa in termini assoluti, dello stesso
fenomeno.
3) I risultati non confortano le conclusioni: la mortalità risulta
circa doppia in chi inizia prima la terapia (invece che circa la
metà come scritto nell'abstract).
Gruppo con CD4
da-351 –a – 500
(Mortalità riscontrata nel periodo di
osservazione)
|
Terapia precoce |
Terapia
differita |
|
2048 (n° paz) |
6278 (n° paz) |
|
137 decessi |
238 decessi |
|
Percentuale:
6,5% (137/2048) |
Percentuale:
3,8% (238/6278) |
Gruppo con CD4 oltre 500
(Mortalità riscontrata nel periodo di
osservazione)
|
Terapia precoce |
Terapia
differita |
|
2220 (n° paz) |
6935 (n° paz) |
|
113 decessi |
198 decessi |
|
Percentuale:
5,1% (113/2220) |
Percentuale:
2,8% (198/6935) |
Certamente
i numeri e le percentuali da me riportati non tengono conto di tutte
le variabili che conoscono solo gli estensori dello studio. Però
alla fine i numeri assoluti sono questi sopra.
Nei calcoli e nei raffronti, sembra che gli Autori abbiano pensato
bene a non includere chi, nei gruppi di terapia differita,
non aveva avuto un abbassamento dei CD4. Si tratta di un bel
numero: 2829 nel gruppo 351-500 e 3054 nel gruppo oltre 500. Questi
avevano continuato a star bene, quindi evidentemente ... meglio
escluderli!
4) Per la “terapia precoce”, gli Autori forniscono i due tassi
grezzi di mortalità: 1,6 ed 1,3 anni-persona, non li forniscono
tuttavia per quelli destinati alla “terapia differita”.
Scrivono in stile pannelliano esattamente così: “il tasso di
mortalità grezzo non poté essere calcolato per il gruppo con terapia
differita a causa della censura dei dati per rispondere alla
violazione di “fuori protocollo”.
Allora uno potrebbe domandarsi: come sono stati in grado di
raffrontare i due tassi di mortalità se uno dei due non è possibile
calcolarlo per eccessive violazioni di protocollo? Lo stesso
ragionamento si applica ad entrambi i gruppi.
5) I “dati sulle cause della mortalità vennero ottenuti solo per il
16% dei pazienti deceduti”.
E gli altri 84%? Non è dato sapere.
6) “La maggioranza” (il 51%? o il 70%? o il 98%?) dei decessi
derivavano da condizioni non-definenti-l’AIDS. Sarebbe stato
interessante capire quanto tali malattie avevano colpito chi era in
terapia (precoce o differita) e quanti – nella terapia differita –
non l’avevano ancora cominciata. Questi dati non sono riportati
anche se, per definizione loro, si partiva da soggetti asintomatici
con CD4 sopra i 350 ed i 500/mL e la prevalenza delle cause erano
non-AIDS.
Non è riportato - informazione doverosa a mio avviso! - quanti di
loro avevano contratto malattie che caratterizzano l’AIDS ed in
quale sottogruppo.
7) Una percentuale (22%) di un numero imprecisato di pazienti (*)
ha iniziato la terapia fuori protocollo nonostante fossero destinati
a non iniziarla poiché inclusi nel gruppo “differita” e
nonostante non avessero per l’appunto accusato un
abbassamento dei CD4 sotto la soglia prestabilita.
(*) 22% non si sa se è riferito a 2829 o 6278: non è infatti
specificato il numero assoluto di riferimento - come sarebbe
corretto - e gli Autori a cui ho chiesto lumi non hanno ancora avuto
tempo di rispondermi su questo.
"Of these patients, 2084 (25%) initiated antiretroviral
therapy within 6 months after the first CD4+
count was within the range of interest, as compared
with the remaining 6278 patients (75%), who
deferred therapy until the CD4+ cell count fell
below the range (Table 1). Of the patients in the
deferred-therapy group, 2829 (45%) were not observed
with a CD4+ count of 350 cells or less per
millimeter; data from 22% of the patients were
censored because the patients initiated antiretroviral
therapy beyond the 6-month target window
after the first CD4+ count ranged from 351 to 500
cells per millimeter. The other 3449 patients (55%)
transitioned to a CD4+ count of 350 cells or less
per cubic millimeter; of these patients, 803 initiated
antiretroviral therapy within 6 months after
the first CD4+ count of 350 cells or less per cubic
millimeter."
8) Quanti sono i “fuori protocollo”?
Ben 6756 (o 7369) dei pazienti arruolati su 17517 è
finito "fuori". Dunque, oltre il 38% (oppure oltre il 42%) dei
pazienti entrati inizialmente ne sono poi usciti per violazione
delle regole: un vero primato.
Nell’ambito del primo gruppo, il 22% del sottogruppo “differita
senza calo dei CD4” (22% di 2829 o di 6278) e 2646 nel sottogruppo
“differita con abbassamento dei CD4” vengono considerati "fuori".
In totale 778 (o 1381) più 2646.
Nell’ambito del secondo gruppo, 3342 nel sottogruppo “differita con
abbassamento dei CD4" sono "fuori".
N° pazienti “finiti fuori protocollo”
|
Gruppo 351-550 CD4 |
Gruppo oltre 500 CD4 |
|
3424 (o 4027) sugli 8362 iniziali |
3342 sugli 6278 iniziali |
Totale: 6756 (oppure 7369) su 17517
9) Quanti sono i persi al follow-up?
Nessuno. O meglio: sono inclusi nella definizione “follow-up chiuso
a un anno dalla data dell’ultima misurazione dei CD4”. Quanti sono
questi ultimi? Non si sa, non è specificato.
CONCLUSIONI: in definitiva, lo studio vorrebbe dimostrare - e
dimostrando esattamente l'opposto - che la terapia per l’HIV serve a
diminuire la mortalità non dovuta all’HIV (!) nei soggetti
sieropositivi asintomatici.
Come è stato possibile allora ricavare i risultati riportati nell'abstract?
Quelli sono stati ottenuti grazie all'"uso di metodi statistici
avanzati" che proponiamo di chiamare “statistica creativa”.
Manovrati con un'abilità da prestigiatori.
Ffranchi – 20090418
Avvertenza: considerare per ora questa elaborazione come uno stimolo
per la discussione e non scevra da errori (anche se spero ce ne ci
siano pochi).
Ho chiesto delle verifiche a più esperti.
Qui inserisco i
commenti di un esperto che me li ha comunicati in modo
informale e preferisce mantenere l'anonimato in questa occasione.
Invito a leggerli. Io ribatterò in seguito.

[i]
Full text:
http://content.nejm.org/cgi/reprint/NEJMoa0807252.pdf
Summary:
BACKGROUND: The optimal time for the initiation of
antiretroviral therapy for
asymptomatic patients with human immunodeficiency virus (HIV)
infection is
uncertain. METHODS: We conducted two parallel analyses involving
a total of
17,517 asymptomatic patients with HIV infection in the United
States and Canada
who received medical care during the period from 1996 through
2005. None of the
patients had undergone previous antiretroviral therapy. In each
group, we
stratified the patients according to the CD4+ count (351 to 500
cells per cubic
millimeter or >500 cells per cubic millimeter) at the initiation
of
antiretroviral therapy. In each group, we compared the relative
risk of death for
patients who initiated therapy when the CD4+ count was above
each of the two
thresholds of interest (early-therapy group) with that of
patients who deferred
therapy until the CD4+ count fell below these thresholds
(deferred-therapy
group). RESULTS: In the first analysis, which involved 8362
patients, 2084 (25%)
initiated therapy at a CD4+ count of 351 to 500 cells per cubic
millimeter, and
6278 (75%) deferred therapy. After adjustment for calendar year,
cohort of
patients, and demographic and clinical characteristics, among
patients in the
deferred-therapy group there was an increase in the risk of
death of 69%, as
compared with that in the early-therapy group (relative risk in
the
deferred-therapy group, 1.69; 95% confidence interval [CI], 1.26
to 2.26;
P<0.001). In the second analysis involving 9155 patients, 2220
(24%) initiated
therapy at a CD4+ count of more than 500 cells per cubic
millimeter and 6935
(76%) deferred therapy. Among patients in the deferred-therapy
group, there was
an increase in the risk of death of 94% (relative risk, 1.94;
95% CI, 1.37 to
2.79; P<0.001). CONCLUSIONS: The early initiation of
antiretroviral therapy
before the CD4+ count fell below two prespecified thresholds
significantly
improved survival, as compared with deferred therapy. Copyright
2009
Massachusetts Medical Society.