E’ stata approvata una
nuova classificazione per l’infezione da HIV che riunifica le
sottoclassificazioni riguardanti: a) bambini con età inferiore ai 18
mesi, b) bambini e ragazzi dai 18 mesi ai 13 anni e c) adolescenti ed
adulti. Solo in USA per ora.
Questa sostituisce le precedenti e si caratterizza per l’introduzione
dell’obbligo della positività di uno dei test approvati per
effettuare la diagnosi d’infezione (essenzialmente test anticorpali e test di amplificazione
genica, la PCR), mentre prima non era
indispensabile.
Il motivo è così spiegato: “Queste revisioni aumenteranno la
specificità della definizione epidemiologica dell’infezione da HIV e
dell’AIDS escludendo i pazienti senza la conferma della prova
dell’infezione da HIV, rinforzando così il messaggio di salute
pubblica che l’HIV è la causa dell’AIDS.”
Così i “dissidenti” non potranno più sostenere che persino nella
definizione ufficiale era contemplato l’ “AIDS senza HIV”. Che
avessero qualche ragione infatti lo ammettono nello stesso documento
quando scrivono: “[…] la definizione di caso di AIDS continuava ad
includere un sottogruppo di adulti ed adolescenti SENZA l’evidenza
dell’infezione da HIV con conferma laboratoristica, la cui malattia
tuttavia coincideva con la definizione epidemiologica di caso di
AIDS.” *
A
questo punto vi sono tre immediate considerazioni:
1) Vi
è la ratifica dei test di amplificazione genica (PCR) come test
diagnostici d’infezione (prima lo erano in qualche caso sì e qualche
caso no**).
2) La
coesistenza di più definizioni:
A)
quella USA 2008, che raggruppa quelle specifiche per neonati, bambini, adolescenti
ed adulti,
B)
quella Europea che si rifà alla precedente americana del 1993 con
l’esclusione di una importante condizione (CD4<200), che riguardava
circa il 60% dei casi americani,
C)
quelle europee riguardanti neonati, bambini fino ai 13 anni
D)
quelle africane (più di una),
E)
quella della Idiopathic CD4 Lymphocitopenia (ovvero AIDS
senza HIV),
F)
quella dell’IRS (Immune Reconstitution Syndrome) uguale
all’AIDS ma caratterizzata per insorgere solo dopo l’inizio
della terapia antiretrovirale.
NB Sia chiaro che le
statistiche mondiali sommano i casi diagnosticati con i diversi metodi in uso
nei differenti Continenti e Paesi.
3)
Il prossimo passo sarà probabilmente la proposta dell'introduzione del test
a tutti, anche in Europa. Negli Stati Uniti questa misura infatti è già stata avanzata
dall'associazione dei Medici di Famiglia***, e sarà pubblicata
il 20 gennaio 2009.
Si riproporrà così la discussione sul valore dei test, la loro
specificità ed il rischio di molti "falsi positivi", considerata la
bassa prevalenza dell' "infezione" nella popolazione dei Paesi
Occidentali, specie tra i gruppi non a rischio.
Note:
*
Definizione precedente,
1993: [...] 2) negative laboratory
results for HIV infection but a definitive diagnosis of
Pneumocystis jirovecii pneumonia, or 3) negative laboratory
results for HIV infection but a definitive diagnosis of a
condition included in a subset of AIDS-defining conditions and a CD4+
T-lymphocyte count of <400 cells/µL.
**
"I saggi virologici (PCR) vanno utilizzati per la diagnosi
solo in alcuni casi": "per i soggetti ansiosi" in cui "il
tempo necessario per la diagnosi finale può essere troppo lungo"!!
(pag 55) Tuttavia abitualmente il saggio virologico "non si presta
alla diagnosi di infezione da HIV" per difficoltà tecniche e
perché "molto difficile da standardizzare" (Serpelloni, HIV e
Counseling, 1999)
***
CLINICAL GUIDELINES
Screening for HIV in Health Care Settings: A Guidance
Statement From the American College of Physicians and HIV Medicine
Association
Amir
Qaseem, MD, PhD, MHA; Vincenza Snow, MD; Paul Shekelle, MD; Robert
Hopkins, Jr., MD; and Douglas K. Owens, MD, MS, for the Clinical
Efficacy Assessment Subcommittee of the American College of Physicians*
20 January 2009 | Volume 150 Issue 2
Description:
The American College of Physicians (ACP) developed this
guidance statement to present the available evidence on
screening for HIV in health care settings.
Methods:
This guidance statement is derived from an appraisal of
available guidelines on screening for HIV. Authors searched
the National Guideline Clearinghouse to identify guidelines
on screening for HIV in the United States and used the AGREE
(Appraisal of Guidelines Research and Evaluation) instrument
to evaluate guidelines from the U.S. Preventive Services Task
Force and the Centers for Disease Control and Prevention.
Guidance Statement 1:
ACP recommends that clinicians adopt routine screening for
HIV and encourage patients to be tested.
Guidance Statement 2:
ACP recommends that clinicians determine the need for
repeat screening on an individual basis.