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modificato il 8 dicembre 2008

MMWR December 5, 2008 / 57(RR10);1-8

Revised Surveillance Case Definitions for HIV Infection Among Adults, Adolescents, and Children Aged <18 Months and for HIV Infection and AIDS Among Children Aged 18 Months to <13 Years ---

United States, 2008

Prepared by
Eileen Schneider, MD Suzanne Whitmore, DrPH M. Kathleen Glynn, DVM Kenneth Dominguez, MD Andrew Mitsch, MPH

 

E’ stata approvata una nuova classificazione per l’infezione da HIV che riunifica le sottoclassificazioni riguardanti: a) bambini con età inferiore ai 18 mesi, b) bambini e ragazzi dai 18 mesi ai 13 anni e c) adolescenti ed adulti. Solo in USA per ora.

Questa sostituisce le precedenti e si caratterizza per l’introduzione dell’obbligo della positività di uno dei test approvati per effettuare la diagnosi d’infezione (essenzialmente test anticorpali e test di amplificazione genica, la PCR), mentre prima non era indispensabile.

Il motivo è così spiegato: “Queste revisioni aumenteranno la specificità della definizione epidemiologica dell’infezione da HIV e dell’AIDS escludendo i pazienti senza la conferma della prova dell’infezione da HIV, rinforzando così il messaggio di salute pubblica che l’HIV è la causa dell’AIDS.

Così i “dissidenti” non potranno più sostenere che persino nella definizione ufficiale era contemplato l’ “AIDS senza HIV”. Che avessero qualche ragione infatti lo ammettono nello stesso documento quando scrivono: “[…] la definizione di caso di AIDS continuava ad includere un sottogruppo di adulti ed adolescenti SENZA l’evidenza dell’infezione da HIV con conferma laboratoristica, la cui malattia tuttavia coincideva con la definizione epidemiologica di caso di AIDS.” *

A questo punto vi sono tre immediate considerazioni: 

1) Vi è la ratifica dei test di amplificazione genica (PCR) come test diagnostici d’infezione (prima lo erano in qualche caso sì e qualche caso no**). 

2) La coesistenza di più definizioni:

A) quella USA 2008, che raggruppa quelle specifiche per neonati, bambini, adolescenti ed adulti,

B) quella Europea che si rifà alla precedente americana del 1993 con l’esclusione di una importante condizione (CD4<200), che riguardava circa il 60% dei casi americani,

C) quelle europee riguardanti neonati, bambini fino ai 13 anni

D) quelle africane (più di una),

E) quella della Idiopathic CD4 Lymphocitopenia (ovvero  AIDS senza HIV),

F) quella dell’IRS (Immune Reconstitution Syndrome) uguale all’AIDS ma caratterizzata per insorgere solo dopo l’inizio della terapia antiretrovirale.

NB Sia chiaro che le statistiche mondiali sommano i casi diagnosticati con i diversi metodi in uso nei differenti Continenti e Paesi.

 

3) Il prossimo passo sarà probabilmente la proposta dell'introduzione del test a tutti, anche in Europa. Negli Stati Uniti questa misura infatti è già stata avanzata dall'associazione dei Medici di Famiglia***, e sarà pubblicata il 20 gennaio 2009. Si riproporrà così la discussione sul valore dei test, la loro specificità ed il rischio di molti "falsi positivi", considerata la bassa prevalenza dell' "infezione" nella popolazione dei Paesi Occidentali, specie tra i gruppi non a rischio.

 

Note:

* Definizione precedente, 1993: [...] 2) negative laboratory results for HIV infection but a definitive diagnosis of Pneumocystis jirovecii pneumonia, or 3) negative laboratory results for HIV infection but a definitive diagnosis of a condition included in a subset of AIDS-defining conditions and a CD4+ T-lymphocyte count of <400 cells/µL.

 **         "I saggi virologici (PCR) vanno utilizzati per la diagnosi solo in alcuni casi": "per i soggetti ansiosi" in cui "il tempo necessario per la diagnosi finale può essere troppo lungo"!! (pag 55) Tuttavia abitualmente il saggio virologico "non si presta alla diagnosi di infezione da HIV" per difficoltà tecniche e perché "molto difficile da standardizzare" (Serpelloni, HIV e Counseling, 1999)

***   CLINICAL GUIDELINES

Screening for HIV in Health Care Settings: A Guidance Statement From the American College of Physicians and HIV Medicine Association

right arrowAmir Qaseem, MD, PhD, MHA; Vincenza Snow, MD; Paul Shekelle, MD; Robert Hopkins, Jr., MD; and Douglas K. Owens, MD, MS, for the Clinical Efficacy Assessment Subcommittee of the American College of Physicians*
 

20 January 2009 | Volume 150 Issue 2

Description: The American College of Physicians (ACP) developed this guidance statement to present the available evidence on screening for HIV in health care settings.

Methods: This guidance statement is derived from an appraisal of available guidelines on screening for HIV. Authors searched the National Guideline Clearinghouse to identify guidelines on screening for HIV in the United States and used the AGREE (Appraisal of Guidelines Research and Evaluation) instrument to evaluate guidelines from the U.S. Preventive Services Task Force and the Centers for Disease Control and Prevention.

Guidance Statement 1: ACP recommends that clinicians adopt routine screening for HIV and encourage patients to be tested.

Guidance Statement 2: ACP recommends that clinicians determine the need for repeat screening on an individual basis.


  

 

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