Precisazioni riguardo i
criteri italiani per la definizione di sieropositività
- Corrispondenza
epistolare tra
alcuni ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (tra cui il
Direttore del Laboratorio di Virologia) ed il sottoscritto, nel 2002 -
Oggetto: Diagnosi di infezione
Data: Wed, Mar 2002 07:52:31 +0000
Da: Fabio Franchi A: Direttore Lab Virologia
Gentilissima
Direttrice del Laboratorio di Virologia
Istituto Superiore di Sanità
Gentilissima Professoressa,
la prof
V e il prof R ritengono che possa avere da Lei alcuni chiarimenti e
fonti bibliografiche.
Desidero conoscere quali sono i criteri minimi per la diagnosi di
infezione da HIV in Italia, secondo quanto disposto dall'Istituto
Superiore di Sanità. Ho già qualche elemento, ma non quello di cui
avevo bisogno. Mi ero rivolto alla dott.ssa V, Le riporto perciò lo
scambio epistolare a maggior chiarimento.
Sono un
medico ospedaliero specializzato in Malattie Infettive. Lavoro a
Trieste.
Oggetto: Criteri di interpretazione dei test
Data: Mon, 1 Mar 2002 08:52:38 +0000
Da: Fabio Franchi A: V.
Gentilissima dott.ssa V,
Le
avevo telefonato circa 2 settimane fa chiedendoLe quali fossero
i
criteri (minimi) di interpretazione dei test per stabilire la
presenza di una "infezione da HIV".
Nel
sito dell'UNAIDS non ho trovato (forse per mia incapacità) quello
che cercavo, ovvero definizioni italiane od europee chiaramente
espresse.
Su
una piccola pubblicazione del Ministero della Sanità (commissione
nazionale per la lotta all'AIDS), edita presumibilmente nel 1992
("AIDS la diagnosi il test il counseling"), vengono indicati 5 criteri
di interpretazione del WB (con errori, tra l'altro!); in essa
affermano che il 20% dei soggetti negativi al test Elisa,
presentano un WB indeterminato. Ecco necessario stabilire qual'è un
WB indeterminato.
In
Inghilterra non usano il WB come test di conferma, mi dicono.
Le
chiedo allora: quali sono le disposizioni più recenti delle Autorità
Sanitarie italiane?
A
quali criteri si rifanno esattamente?
La
ringrazio anticipatamente per la Sua cortese risposta.
Fabio
Franchi
Mi sono
state gentilmente inviate fotocopie di una pubblicazione edita nel
1999 (Serpelloni, "HIV e Counseling"), che doveva chiarire i punti in
questione, invece mi hanno vieppiù sconcertato. Ecco la mia
risposta.
Oggetto: Diagnosi di infezione
Data: Sat, 12 Mar 2002 12:21:18 +0000
Da: Fabio Franchi A: V.
Cara
Dottoressa,
La
ringrazio per avermi fatto pervenire la pubblicazione sulla diagnosi
di
laboratorio dell'infezione da HIV in Italia.
In
essa tuttavia ho notato diversi errori ed incongruenze che mi hanno
lasciato perplesso. Mi spiego meglio:
1) A
pag 54 si legge: "la presenza di anticorpi verso proteine
appartenenti a solo due regioni virali principali è sufficiente per
diagnosticare l'infezione da HIV" ... "un WB viene considerato
positivo se contiene almeno due delle tre bande corrispondenti alle
proteine p24, gp41 e gp 160/120".
Ci si
chiede se siano 3 o 4 le bande menzionate. Due delle tre significa
che gp41 più gp160/120 sono sufficienti per fare diagnosi, pur
appartenendo ad UNA sola "regione virale". Dov'è l'errore? Se fosse
vera la prima affermazione, allora le istruzione sui kit
diagnostici largamente utilizzati (BIO-RAD New lav blot I) NON
seguono le Vostre indicazioni.
2)
A pag 54 si legge che i criteri di diagnosi sono stati modificati
"RECENTEMENTE", per cui vengono adottati (da noi Italiani?) quelli che
i CDC hanno pubblicato nel 1989!! Il 1989 è tredici anni fa. In
quelle viene spiegato che le bande 160/120 possono reagire
all'anticorpo contro la gp41 (possono essere aggregati di gp41).
Allora è sufficiente l'anti gp41 per fare diagnosi di infezione da
HIV?
3)
"I saggi virologici (ndr: la PCR per la
carica virale) vanno utilizzati per la diagnosi solo in alcuni
casi": "per i soggetti ansiosi" in cui "il tempo necessario per la
diagnosi finale può essere troppo lungo"!! (pag 55) Tuttavia
abitualmente il saggio virologico "non si presta alla diagnosi di
infezione da HIV" per difficoltà tecniche e perché "molto difficile da
standardizzare". Insomma un saggio non troppo sicuro che va bene
però per i soggetti ansiosi!
4) La
PCR non permette la "ricerca diretta dell'antigene" come affermato a
pag 55.
Mi
conferma che queste sono le linee guida del Centro Operativo AIDS?
La
ringrazio per la Sua attenzione,
Fabio
Franchi
E' a
questo punto che la segretaria del prof. R e della professoressa V mi
hanno consigliato di rivolgermi a Lei e così ho fatto.
Mi
potrà aiutare?
La
ringrazio per l'attenzione,
Fabio
Franchi
NB
Approfitto dell'occasione per augurarLe Buona Pasqua!
@@@@@@@@@@@@@@@@
Oggetto: Diagnosi di infezione II
Data: Wed, Apr 2002 08:39:32 +0100
Da: Fabio Franchi A: xx
Gentilissima Prof.ssa
Direttrice del Laboratorio di Virologia
Istituto Superiore di Sanità
Le ho
recentemente inviato una e-mail (il 27/03) per chiederLe quale
fossero
le indicazioni dell'ISS riguardo la diagnosi laboratoristica di
infezione da HIV, poiché le indicazioni in mio possesso (contenute in
"HIV e
Counseling"- Giovanni Sterpelloni 1999, Ed. "La Grafica",
inviatomi dalla dott.ssa V) rimandano ad uno dei criteri
americani pubblicati nell'ormai lontano 1989. Nessun riferimento a
linee
guida
italiane, niente di Europeo! Si tratta comunque di criteri diversi
da
quelli utilizzati attualmente nei test ospedalieri. Nella prefazione
del
testo "HIV e Counseling" si precisa inoltre che "la responsabilità
dei
dati scientifici ..." (contenuti nella medesima pubblicazione) "è
dei
singoli autori". Una presa di distanza.
Attendo
perciò lumi da Lei.
La
ringrazio dell'attenzione che vorrà prestarmi.
Fabio
Franchi
@@@@@@@@@@@@@@@@
Risposta:
Oggetto: Diagnosi di infezione da HIV
Data: Fri, Apr 2002 12:09:01 +0200
Da: Direttore Lab Virologia
VIR/236
Ho
ricevuto la sua e-mail circa i criteri per effettuare una diagnosi
sierologica di infezione da HIV. Va infatti precisato che la
diagnosi sierologica (presenza di anticorpi) è sufficiente per
effettuare la diagnosi di positività. La ricerca dell'RNA virale è una
tappa successiva per valutare le opportunità o meno di iniziare
la terapia antiretrovirale e per il suo monitoraggio.
La
diagnosi sierologica prevede un primo saggio di screening (di solito
un Elisa) utilizzando un kit autorizzato. In caso di reattività
viene richiesto un saggio di conferma (western blot o immunoblot).
Sono stati pubblicati diversi criteri di interpretazione del western
blot e tutti risalgono ormai
a
molti anni fa. Di fatto i Kit western blot non sono cambiati e
pertanto valgono sempre gli stessi criteri. Il criterio più
comunemente usato è stato suggerito dai CDC americani (MMWR 38,
21/7/1989)
ed è il seguente:
positivo in presenza (intensità 1 o >) di almeno due delle seguenti
bande; p24, gp41,
gp120/160; (le bande gp120, gp 160 non sono sempre chiaramente
identificabili);
negativo in assenza di ogni banda;
indeterminato in presenza di ogni altra banda o combinazione di bande
che non rientrino nel criterio di positivo;
positivo per HIV-2 in presenza della banda gp36 (se inserita nel kit).
In
saggio immunoblot (es. RIBA)
positivo in presenza di due o più bande;
indeterminato in presenza di una sola banda;
negativo in assenza di ogni banda.
Con questi criteri di minima la maggior parte dei sieri risulta
chiaramente identificabile come positivo.
Spero con questo di aver risposto al suo quesito.
Prof.ssa XX
@@@@@@@@@@@@@@@@
Oggetto: Re: Diagnosi di infezione da HIV
Data: Fri, 26 Apr 2002 19:33:55
+0100
Da: Fabio Franchi A: XX
La
ringrazio della risposta.
Da
quello che mi scrive desumo che:
1) Non
c'è un riferimento bibliografico riguardo direttive del Ministero
della Sanità su questo problema.
2) Non
vi sono indicazioni precise su quale criterio (di lettura delle
striscie del WB) sia da seguire, criterio che è lasciato alla scelta
del laboratorio. Laboratorio che segue le indicazioni del produttore
di test. Produttore del test che non da' riferimenti bibliografici e
che può discostarsi da quelli da Lei indicati (vedi : "AIDS, LA
DIAGNOSI, IL TEST, IL COUNSELING", Commissione Nazionale per la Lotta
Contro l'AIDS, 1992 "... fino al 20% dei soggetti negativi alla
ricerca di anticorpi con la tecnica Elisa presentano un WB
indeterminato pur non essendo infettati con l'HIV" ).
2) Non
vi sono direttive europee comuni.
3) Le 2
bande richieste possono appartenere alla stessa regione (a differenza
da quanto scritto sulla pubblicazione precedentemente menzionata -
"HIV e Counseling"- Giovanni Sterpelloni 1999, Ed. "La Grafica"-).
Nello stesso MMWR 38, 21/7/1989, si precisa come le bande 120 e 160
potrebbero essere forme multimeriche di gp41.
4) I
CDC hanno pubblicato criteri più recenti in cui si indica l'utilizzo
della ricerca diretta del virus con PCR per la definizione di
infezione da HIV (
http://www.cdc.gov/mmwr/preview/mmwrhtml/rr4813a2.htm ).
Sono
tali criteri adottati anche in Italia?
Grazie
per l'attenzione
Fabio
Franchi
Conferma del messaggio inviato a
Xxx
alle 26/04/02 20.33
Il
messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle
29/04/02 8.41
Non è
arrivata alcuna ulteriore risposta da parte del Direttore.
APPENDICE
A riprova di quanto da me affermato, riporto le istruzioni allegate ad un kit usato
in Italia, in cui prevedono un risultato indeterminato anche in
presenza di tre bande (ognuna delle quali derivanti da una diversa
"regione" virale):

NB Sia la
proteina gp41 che la gp120 che la gp160 apparterrebbero ad un'unica
"regione": la ENV
20090407-ff