"FUORI TEMA"
La crisi economica incombente ed i rischi che comporta
per la salute.
Non mi è possibile evitare di dire qualche parola sulla attuale crisi
economica e sociale, perché presumo che non sarà passeggera ed
investirà ogni aspetto della nostra convivenza e quindi anche il mondo
scientifico e la stessa assistenza medica.
Non ci si può infatti limitare ad osservare con attenzione questioni
pur importanti ma settoriali e non vedere la tempesta che si sta
preparando.
L’economia soffre, ce ne siamo accorti tutti. Ma non tutti si sono
accorti della gravità epocale della situazione. Le economie
occidentali, ormai globalizzate, sono via via più in affanno. La
globalizzazione significa opportunità di prosperare per le
multinazionali che possono esportare le loro produzioni dove è più
conveniente e per i regimi non democratici. A scapito degli altri.
L’economia occidentale (con il suo turbo-capitalismo) è concepita per
funzionare a ritmi elevati, come un elicottero che per librarsi in
aria deve far girare le pale molto velocemente, non è sufficiente
farle roteare un po’. Attualmente le pale dell’elicottero economico
stanno rallentando paurosamente il loro moto ed il pesante apparecchio
sta perdendo quota.
La crisi dell’auto è emblematica: già prima che la crisi iniziasse
c’era una sovrapproduzione di veicoli. Ora le gigantesche fabbriche,
se sono costrette a produrre meno, falliscono, chiudono, con gravi
conseguenze dell’occupazione che si allarga all’indotto. I nuovi
disoccupati, in una catena perversa, non dispongono più di risorse per
“comprare”, allargando la crisi a tutti gli altri settori. I
disoccupati dovranno essere mantenuti dagli altri.
I
burocrati sono gli ultimi a capire, poiché continuano a ricevere uno
stipendio fisso (spesso sontuoso) per un lavoro sicuro e la loro
sensibilità è un po’ ottusa (per usare un eufemismo).
Cosa stanno facendo i governi per rimediare? Rifiutano il
protezionismo e contemporaneamente pensano di nazionalizzare le
banche, si accollano debiti giganteschi per non far fallire i gruppi
finanziari più grossi e potenti, decidono aiuti per chi è in
difficoltà. Se questa fosse una soluzione, cioè mantenere tutti a
spese dello stato, perché allora non aumentare a dismisura il numero
dei corazzieri (il capo dello stato ce ne ha già 330) o di bidelli, o
di lavoratori socialmente inutili? Lo stipendio ci sarebbe per ognuno!
Resta il piccolo problema di come lo stato possa finanziarsi per
elargire tanto. Stampando più moneta? Aumentando le tasse a quei pochi
che ancora lavorano nei settori primario e secondario, mandando
definitivamente a picco anche loro? Chi manterrà alla fine tutti
quanti? E' il momento domandarcelo: i cinesi forse?
Aspettiamo dagli altri, fiduciosi, come fanno molti napoletani (siamo
tutti un po’ napoletani), perché “alla fine qualche modo ci sarà per
venirne fuori, ci penserà San Gennaro”.
Al di là del sarcasmo, è evidente che i posti di lavoro, la nostra
vera ricchezza, sono stati progressivamente persi a vantaggio di chi
ci fa concorrenza sleale (dislocando le produzioni là dove il lavoro
costa 50-100 volte di meno rispetto al nostro), per esempio in Cina,
che pur riceve dall’Italia e quindi dai nostri lavoratori (che
rischiano il fallimento) finanziamenti di sostegno poiché è … un
“paese in via di sviluppo”!
E’ difficile uscire dalle difficoltà economiche perché le risorse
locali sono limitate. Siamo stati abituati allo spreco e ad avere
energia e materie prime a basso costo. Ma quest’epoca sta finendo. Ora
persino gli stati arabi estrattori di petrolio sono in una situazione
critica (paradossale ma vero).
L’unica soluzione pacifica – ma non ne parla quasi nessuno – è una
marcata riduzione della popolazione mondiale ad un decimo di quella
attuale, con una politica di controllo delle nascite. Allora le
risorse basterebbero e tutti i problemi principali si
ridimensionerebbero drasticamente. Infatti cosa serve raddoppiare la
produzione alimentare se la popolazione quadruplica? Cosa serve curare
più efficacemente la tubercolosi in Africa se a causa dell’espansione
demografica e della miseria dilagante il numero di casi continua
inesorabilmente ad aumentare? I programmi-obiettivo dell’ONU, “meno
affamati”, “meno assetati”, “stop alla TB” falliscono OGNI anno su
scala mondiale da decine d’anni. Non pensiamo di poterci tenere fuori
da queste tragedie: la globalizzazione ce le porterà molto vicino, in
casa. Finora abbiamo avuto solo qualche assaggio. Purtroppo le
religioni dogmatiche non hanno mai cessato di spingere per una
moltiplicazione degli esseri umani e con grande successo nei paesi più
poveri, invitando all’ “accoglienza” di masse crescenti di disperati i
Paesi Occidentali. Dopotutto è dalla povertà e dalla miseria che
attingono la loro forza; lì dove non c’è, perdono inesorabilmente
consensi e seguito.
Guardiamo ora l’Italia: che risorse naturali ha (oltre al turismo
finché c’è)? Petrolio o carbone ce n’è poco. L’energia è importata
dall’estero con costi elevati. Le energie alternative potrebbero
coprire meno dell’1% del fabbisogno attuale. Siamo circondati da un
mare sfruttato (senza alcun rispetto per i ritmi biologici delle sue
creature), un territorio depredato, cementificato, inquinato. La pesca
con i mezzi attuali ha ridotto il mare ad un deserto (i pesci che
mangiamo sono di allevamento intensivo o provengono dall’estero, la
loro qualità è discutibile). L’agricoltura sana viene umiliata con
politiche agricole che rischiano di strozzarla. La sua
monopolizzazione da parte delle multinazionali che vogliono estendere
l’OGM è in fase di attuazione (di questo parleremo). La verdura e la
frutta che troviamo provengono sempre di più dall’estero o da colture
intensive, che comunque non sono in grado di soddisfare il fabbisogno
dell’intera nazione e sono scadenti dal punto di vista qualitativo (di
questo parleremo).
La caccia, ci resta, la caccia ai colombi ed ai gatti.
Le industrie e la trasformazione delle materie prime subiscono la
concorrenza spietata e sleale che arriva ancora una volta dall’estero.
Abbiamo accolto con favore l’opportunità di acquisti vantaggiosi a
prezzi stracciati di merce straniera, disinteressandoci alle gravi
conseguenze: la perdita dei posti di lavoro qui da noi. Saremo
ricattabili. Per mangiare svenderemo il nostro territorio e la nostra
libertà. Tornerà in auge l’antico motto “Con Francia o Spagna purché
se magna”. E’ la tragica conseguenza della globalizzazione selvaggia.
Che fare? Lo lascio dire ad altri che su questi temi si battono da
anni per non dire da decenni: inserisco i riferimenti alla fine per
chi ne fosse interessato.
Ora restringo di nuovo il campo per accennare alle conseguenze di
quanto sopra sull’aspetto alimentare. La qualità del nostro cibo è
molto scaduta. L’inquinamento e l’assunzione di tossici suo tramite è
un’insidia costantemente in crescita: bisogna difendersi.
Una volta esistevano i concimi naturali: quel che la terra produceva
ritornava alla terra. Ora si pretenderebbe di succhiare il succhiabile
alle povere zolle e rifertilizzarle solo con concimi chimici. Questo
permette coltivazioni – irrorate da antiparassitari - di vegetali e
frutta che hanno l’aspetto di quelli di una volta, ma non più le
stesse qualità nutritive. Che gusto hanno i pomodori del supermercato?
Che profumo hanno i fiori o le fragole di serra? Non è peregrino
pensare che anche altri nutrienti, oltre al gusto e al profumo,
vengano così persi. Nello stesso modo negli allevamenti intensivi
cercano di ottenere il massimo con il minor costo possibile.
Sfruttando per esempio le vacche a produrre una quantità di latte
spropositata, si è impoverito il loro latte a tal punto, che i cinesi
hanno ben pensato di aggiungere un po’ di melamina per arricchirlo … E
non vogliamo parlare delle condizioni e del destino di questi animali.
Il latte è ancora bianco, ma la qualità intrinseca si è persa in gran
parte (Ne riparleremo). E il rischio di ritrovarci qualche inquinante
c’è (es: diossina nel latte campano o bresciano).
La sovrappopolazione e lo spreco e l’inciviltà portano
all’inquinamento, anche questo ormai estensivo. Quando i rifiuti non
vengono stoccati nelle discariche (che ormai sono strapiene), vengono
polverizzati tramite i “termovalorizzatori” nell’aria che respiriamo,
producendo polveri che prima o poi si depongono al suolo (ne
riparleremo).
Come difenderci? La difesa a livello sociale esisterebbe se ci fosse
un’opinione pubblica condizionante (ne riparleremo). A livello
personale consiste nella ricerca non sempre facile di un’alimentazione
più sana (alimenti realmente biologici). Vorrei riuscire ad indicare
dove trovarli.
Concludendo, la crisi che è alle porte coinvolgerà quasi tutti e potrà
peggiorare la qualità della nostra vita e dei nostri cibi, mentre,
soprattutto chi ha problemi di salute necessita di una alimentazione
sana, ricca, equilibrata.
Luigi
De Marchi: il professore non necessita di presentazioni. Qui
tre suoi
interventi sul problema alimentare, delle risorse idriche,
demografico. Sito:
http://www.luigidemarchi.it
Eugenio Benettazzo, autore di “Best before. Preparati al peggio”
(2007. Macroedizioni) e di numerosi articoli sulla situazione
economico-finanziaria. Qui alcuni suoi recenti interventi di carattere
finanziario.
Sito:
http://www.eugeniobenettazzo.com
20090222