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Fabio Franchi          

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"FUORI TEMA"

La crisi economica incombente ed i rischi che comporta

per la salute.

 

Non mi è possibile evitare di dire qualche parola sulla attuale crisi economica e sociale, perché presumo che non sarà passeggera ed investirà ogni aspetto della nostra convivenza e quindi anche il mondo scientifico e la stessa assistenza medica.

Non ci si può infatti limitare ad osservare con attenzione questioni pur importanti ma settoriali e non vedere la tempesta che si sta preparando.

L’economia soffre, ce ne siamo accorti tutti. Ma non tutti si sono accorti della gravità epocale della situazione. Le economie occidentali, ormai globalizzate, sono via via più in affanno. La globalizzazione significa opportunità di prosperare per le multinazionali che possono esportare le loro produzioni dove è più conveniente e per i regimi non democratici. A scapito degli altri.

L’economia occidentale (con il suo turbo-capitalismo) è concepita per funzionare a ritmi elevati, come un elicottero che per librarsi in aria deve far girare le pale molto velocemente, non è sufficiente farle roteare un po’. Attualmente le pale dell’elicottero economico stanno rallentando paurosamente il loro moto ed il pesante apparecchio sta perdendo quota.

La crisi dell’auto è emblematica: già prima che la crisi iniziasse c’era una sovrapproduzione di veicoli. Ora le gigantesche fabbriche, se sono costrette a produrre meno, falliscono, chiudono, con gravi conseguenze dell’occupazione che si allarga all’indotto. I nuovi disoccupati, in una catena perversa, non dispongono più di risorse per “comprare”, allargando la crisi a tutti gli altri settori. I disoccupati dovranno essere mantenuti dagli altri.

I burocrati sono gli ultimi a capire, poiché continuano a ricevere uno stipendio fisso (spesso sontuoso) per un lavoro sicuro e la loro sensibilità è un po’ ottusa (per usare un eufemismo).

Cosa stanno facendo i governi per rimediare? Rifiutano il protezionismo e contemporaneamente pensano di nazionalizzare le banche, si accollano debiti giganteschi per non far fallire i gruppi finanziari più grossi e potenti, decidono aiuti per chi è in difficoltà. Se questa fosse una soluzione, cioè mantenere tutti a spese dello stato, perché allora non aumentare a dismisura il numero dei corazzieri (il capo dello stato ce ne ha già 330) o di bidelli, o di lavoratori socialmente inutili? Lo stipendio ci sarebbe per ognuno!

Resta il piccolo problema di come lo stato possa finanziarsi per elargire tanto. Stampando più moneta? Aumentando le tasse a quei pochi che ancora lavorano nei settori primario e secondario, mandando definitivamente a picco anche loro? Chi manterrà alla fine tutti quanti? E' il momento domandarcelo: i cinesi forse?

Aspettiamo dagli altri, fiduciosi, come fanno molti napoletani (siamo tutti un po’ napoletani), perché “alla fine qualche modo ci sarà per venirne fuori, ci penserà San Gennaro”.

Al di là del sarcasmo, è evidente che i posti di lavoro, la nostra vera ricchezza, sono stati progressivamente persi a vantaggio di chi ci fa concorrenza sleale (dislocando le produzioni là dove il lavoro costa 50-100 volte di meno rispetto al nostro), per esempio in Cina, che pur riceve dall’Italia e quindi dai nostri lavoratori (che rischiano il fallimento) finanziamenti di sostegno poiché è … un “paese in via di sviluppo”!

E’ difficile uscire dalle difficoltà economiche perché le risorse locali sono limitate. Siamo stati abituati allo spreco e ad avere energia e materie prime a basso costo. Ma quest’epoca sta finendo. Ora persino gli stati arabi estrattori di petrolio sono in una situazione critica (paradossale ma vero).

L’unica soluzione pacifica – ma non ne parla quasi nessuno – è una marcata riduzione della popolazione mondiale ad un decimo di quella attuale, con una politica di controllo delle nascite. Allora le risorse basterebbero e tutti i problemi principali si ridimensionerebbero drasticamente. Infatti cosa serve raddoppiare la produzione alimentare se la popolazione quadruplica? Cosa serve curare più efficacemente la tubercolosi in Africa se a causa dell’espansione demografica e della miseria dilagante il numero di casi continua inesorabilmente ad aumentare? I programmi-obiettivo dell’ONU, “meno affamati”, “meno assetati”, “stop alla TB” falliscono OGNI anno su scala mondiale da decine d’anni. Non pensiamo di poterci tenere fuori da queste tragedie: la globalizzazione ce le porterà molto vicino, in casa. Finora abbiamo avuto solo qualche assaggio. Purtroppo le religioni dogmatiche non hanno mai cessato di spingere per una moltiplicazione degli esseri umani e con grande successo nei paesi più poveri, invitando all’ “accoglienza” di masse crescenti di disperati i Paesi Occidentali. Dopotutto è dalla povertà e dalla miseria che attingono la loro forza; lì dove non c’è, perdono inesorabilmente consensi e seguito.

Guardiamo ora l’Italia: che risorse naturali ha (oltre al turismo finché c’è)? Petrolio o carbone ce n’è poco. L’energia è importata dall’estero con costi elevati. Le energie alternative potrebbero coprire meno dell’1% del fabbisogno attuale. Siamo circondati da un mare sfruttato (senza alcun rispetto per i ritmi biologici delle sue creature), un territorio depredato, cementificato, inquinato. La pesca con i mezzi attuali ha ridotto il mare ad un deserto (i pesci che mangiamo sono di allevamento intensivo o provengono dall’estero, la loro qualità è discutibile). L’agricoltura sana viene umiliata con politiche agricole che rischiano di strozzarla. La sua monopolizzazione da parte delle multinazionali che vogliono estendere l’OGM è in fase di attuazione (di questo parleremo). La verdura e la frutta che troviamo provengono sempre di più dall’estero o da colture intensive, che comunque non sono in grado di soddisfare il fabbisogno dell’intera nazione e sono scadenti dal punto di vista qualitativo (di questo parleremo).

La caccia, ci resta, la caccia ai colombi ed ai gatti.

Le industrie e la trasformazione delle materie prime subiscono la concorrenza spietata e sleale che arriva ancora una volta dall’estero. Abbiamo accolto con favore l’opportunità di acquisti vantaggiosi a prezzi stracciati di merce straniera, disinteressandoci alle gravi conseguenze: la perdita dei posti di lavoro qui da noi. Saremo ricattabili. Per mangiare svenderemo il nostro territorio e la nostra libertà. Tornerà in auge l’antico motto “Con Francia o Spagna purché se magna”. E’ la tragica conseguenza della globalizzazione selvaggia.

Che fare?    Lo lascio dire ad altri che su questi temi si battono da anni per non dire da decenni: inserisco i riferimenti alla fine per chi ne fosse interessato.

Ora restringo di nuovo il campo per accennare alle conseguenze di quanto sopra sull’aspetto alimentare. La qualità del nostro cibo è molto scaduta. L’inquinamento e l’assunzione di tossici suo tramite è un’insidia costantemente in crescita: bisogna difendersi.

Una volta esistevano i concimi naturali: quel che la terra produceva ritornava alla terra. Ora si pretenderebbe di succhiare il succhiabile alle povere zolle e rifertilizzarle solo con concimi chimici. Questo permette coltivazioni – irrorate da antiparassitari - di vegetali e frutta che hanno l’aspetto di quelli di una volta, ma non più le stesse qualità nutritive. Che gusto hanno i pomodori del supermercato? Che profumo hanno i fiori o le fragole di serra? Non è peregrino pensare che anche altri nutrienti, oltre al gusto e al profumo, vengano così persi. Nello stesso modo negli allevamenti intensivi cercano di ottenere il massimo con il minor costo possibile. Sfruttando per esempio le vacche a produrre una quantità di latte spropositata, si è impoverito il loro latte a tal punto, che i cinesi hanno ben pensato di aggiungere un po’ di melamina per arricchirlo … E non vogliamo parlare delle condizioni e del destino di questi animali. Il latte è ancora bianco, ma la qualità intrinseca si è persa in gran parte (Ne riparleremo). E il rischio di ritrovarci qualche inquinante c’è (es: diossina nel latte campano o bresciano).

La sovrappopolazione e lo spreco e l’inciviltà portano all’inquinamento, anche questo ormai estensivo. Quando i rifiuti non vengono stoccati nelle discariche (che ormai sono strapiene), vengono polverizzati tramite i “termovalorizzatori” nell’aria che respiriamo, producendo polveri che prima o poi si depongono al suolo (ne riparleremo).

Come difenderci? La difesa a livello sociale esisterebbe se ci fosse un’opinione pubblica condizionante (ne riparleremo). A livello personale consiste nella ricerca non sempre facile di un’alimentazione più sana (alimenti realmente biologici). Vorrei riuscire ad indicare dove trovarli.

Concludendo, la crisi che è alle porte coinvolgerà quasi tutti e potrà peggiorare la qualità della nostra vita e dei nostri cibi, mentre, soprattutto chi ha problemi di salute necessita di una alimentazione sana, ricca, equilibrata.

 

Luigi De Marchi: il professore non necessita di presentazioni. Qui tre suoi interventi sul problema alimentare, delle risorse idriche, demografico. Sito: http://www.luigidemarchi.it

Eugenio Benettazzo, autore di “Best before. Preparati al peggio” (2007. Macroedizioni) e di numerosi articoli sulla situazione economico-finanziaria. Qui alcuni suoi recenti interventi di carattere finanziario.

Sito: http://www.eugeniobenettazzo.com

20090222
 

 

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