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Sul forum-salute del Corriere della Sera è stato recentemente (il 20 aprile) affrontato il tema "Yamamoto".

Lo riporto inserendo i miei commenti in violetto.

Voglio far notare che le valutazioni dell'esperto non sono state firmate.

 

********

http://forum.corriere.it/malattie_infettive/20-04-2009/hiv_eradicazione_nobuto_yamamoto_the_journal_of_medical_virology-1238061.html

 

In questo forum potete rivolgere le vostre domande sulle malattie infettive. Le risposte saranno pubbliche. Quando a un quesito verrà data risposta apparirà una "R" di fianco alla domanda. Le risposte saranno date da un team di specialisti dell'ospedale Luigi Sacco, di Milano, coordinati dal professor Massimo Galli. Gli specialisti che risponderanno sono la professoressa Claudia Balotta e i dottori Giovanna Bestetti, Francesco Croce, Cristina Gervasoni, Erika Gianelli, Angelica Lupo, Luca Meroni, Cristina Negri, Massimiliano Ortu, Agostino Riva, Stefano Rusconi, Salvatore Sollima, Ottavia Viganò, Veronica Acquaviva, Ilaria Caramma, Virgilio Cruccu, Laurenzia Ferraris, Antonella Foschi, Marco Franzetti, Eugenia Gabrielli, Micol Olivetti, Anna Radice, Barbara Vergani, Anita Viola, Paola Vitiello, Fabio Zanini, Gianguglielmo Zehender.

Non sempre sarà possibile fornire una risposta risolutiva ai problemi ma gli specialisti cercheranno almeno di fornire i giusti indirizzi di comportamento. Non sarà possibile garantire una risposta immediata a tutti i quesiti. Potrebbe essere quindi necessario tornare più volte sul forum per verificare se il moderatore avrà soddisfatto la vostra richiesta.

A cura del dipartimento di malattie infettive dell?ospedale Luigi Sacco, di Milano

 

stealthy  Lunedì, 20 Aprile 2009

Eradicazione Virus hiv .- Dott. Yamamoto

Buongiorno e complimenti per aver creato questo angolo di risposte relative alle malattie infettive.
Arrivo al dunque. Poco tempo fa si è chiacchierato sull'eradicazione del virus hiv con l'attivazione dei macrofagi da parte del dott. Yamamoto. Si è molto discusso su questo argomento in questo forum: http://lilanew.forumup.it/viewtopic.php?t=1888&mforum=lilanew

Lei cosa ne pensa in merito a questa ricerca? E' fondata la notizia oppure è semplicemente una bufala?
Grazie e buon lavoro!

stealth

 

Lunedì, 20 Aprile 2009

Gentile Lettore
ho preso qualche giorno di tempo per poter rileggere con attenzione il lavoro di Yamamoto e coll. e ?meditare? sulla risposta.
L?approccio concettuale è interessante: la ricerca di un ?fattore protettivo? prodotto dai macrofagi o dai linfociti è l?obiettivo di vari gruppi di ricerca da molti anni, anche se fino a oggi i risultati sono stati frustranti. L?annuncio dell?individuazione di un ?fattore? con tali proprietà è, quindi, certamente di grande interesse. Anzi, si tratterebbe di una scoperta assolutamente eclatante. Dove sta quindi il problema? Perché il mondo scientifico è così ?freddo?

 

Commento: freddo sì, assolutamente d'accordo.


Il fatto è che perché un dato scientifico sia tale, bisogna che sia riproducibile. Se un esperimento funziona solo in un laboratorio e non negli altri, il risultato non è credibile. Riprodurre i dati di Yamamoto non è facile, soprattutto se si tiene conto del numero di anni a cui ha sottoposto a trattamento i suoi pazienti.

 

Già lo disse nordsud: i risultati sarebbero stati ottenuti in poche settimane, non in anni. Gli stessi sarebbero stati poi mantenuti per anni sette. La tecnologia e le formule biochimiche sono a disposizione. Non ci sono difficoltà rilevanti per ottenere reagenti o GcMAF. Per "riprodurre" gli studi, bisogna semplicemente volerlo fare. Se nessuno lo fa, i risultati non vengono riprodotti. E poi siamo daccapo: il gioco dell’oca.

 

Ma come li ha trattati? Perché si possa essere certi del risultato di una terapia, bisogna rispettare alcune condizioni le principali delle quali sono che 1) si sia assolutamente certi delle dosi somministrate 2) i risultati siano confermati in uno studio a doppio cieco (farmaco verso placebo)

 

Si riferiscono ai trial di fase due. Tuttavia a questi devono precedere studi su animali e studi di fase uno. Nessuno ha detto che debbano essere saltati i dovuti passaggi, tenendo conto di quelli già fatti.

 

3) i risultati siano misurati mediante tecniche validate e di impiego comune. Yamamoto e coll hanno trattato i loro pazienti con un prodotto di derivazione biologica preparato con criteri che non corrispondono agli standard imposti per i farmaci, hanno trattato in ?aperto? e hanno misurato i risultati con metodi impiegati esclusivamente da loro. Non hanno fatto ricorso a nessuno dei metodi di uso corrente, e questo è il fatto per me più sorprendente, per cui mi meraviglio che un giornale scientifico di buona tradizione abbia accettato il lavoro. Nessuna delle metodiche universalmente validate per la ricerca del DNA provirale, dell?antigene p24 e dell?RNA virale di HIV in sangue periferico, (senza dilungarmi su vari altri metodi che si devono impiegare per accertare l?effettiva assenza di replicazione virale) è stata utilizzata.

 

Tutto quanto sopra è importante per alcuni più per alcuni meno, ma comunque è del tutto marginale. Nessuno dice che non debbano essere effettuate anche altre prove, mica solo quelle proposte da Yamamoto!

 


Scorrendo le citazioni bibliografiche addotte per sostenere la ricerca, si scopre inoltre che più della metà (33 su 51) hanno Yamamoto come primo nome o come coautore. Francamente, un po? troppa autoreferenzialità. In genere non è mai così. La scienza, soprattutto oggi, avanza per confronto con quanto hanno fatto gli altri.
A mia conoscenza, nonostante la gestazione lunghissima di questa ricerca, non risulta che i dati siano stati discussi prima della pubblicazione in congressi internazionali. Anche questo è per lo meno insolito. Un risultato così eclatante, se veramente credibile, sarebbe stato conteso dalle principali riviste scientifiche e il farmaco che potenzialmente ne deriva interesserebbe tutte le principali case farmaceutiche.

 

Viene ammesso che il dato è eclatante: se non è stato fatto quanto sopra (discussioni, confronti)  è carenza degli altri, non di Yamamoto. Nella storia, la scienza è spesso avanzata grazie all’apporto di singoli ostacolati anche pesantemente dai loro contemporanei.

Il ragionamento seguente non è logico: “il risultato non è eclatante perché non è credibile o non è stato conteso …”. Invece si dovrebbe dire che il risultato è – oppure non è - eclatante di per sé stesso, se dimostrato vero: non serve altro.

 


Ignoro se il lavoro sia stato rifiutato dalle riviste maggiori, ma anche la scelta di pubblicare un dato teoricamente così importante su una rivista di medio impatto, per quanto seria, è per lo meno fonte di perplessità.

 

Commento equivoco: cosa si vuole insinuare? Che ci si può fidare solo delle “riviste a forte impatto”? Che J Med Virol è rivista seria, ma non abbastanza? Bisognerebbe indicare allora quali sono le riviste serie a forte impatto e poi spiegare quando non ci si deve fidare di quelle a medio impatto (su cui scrivono molti, anche molti italiani). Qual è il criterio di credibilità, quindi?

 


Se il dubbio di chi mi scrive fosse: ?c?è la cura per l?AIDS, ma non ce lo volete dire (magari per motivi più o meno ignobili)? la mia risposta sarebbe: ?siamo ancora così lontani da avere una soluzione definitiva da proporre, e i dati di Yamamoto hanno bisogno di superare tali e tante verifiche e presentano così tanti punti deboli che una forte cautela è d?obbligo prima di suscitare illusioni e causare conseguenti frustrazioni tra coloro che aspettano una cura risolutiva?.

 

Qualcuno sta facendo le “tante e tali” verifiche o no? E se nessuno fa le verifiche, che facciamo? Aspettiamo con fiducia che prima o poi succeda per intercessione divina?


Cordiali saluti

 

ffranchi_20090508 

 

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