Christine Maggiore
8 febbraio 2010, commento
su:
“Analysis of causes that led to Christine Maggiore’s acute renal and
cardiac failure, pulmonary edema, and death”
Di
Mohammed
Ali Al-Bayati
Ph.D.,
DABT, DABVT
Toxicologist & Pathologist
(L’attuale commento dd 08 febbraio 2010 verrà completato
successivamente, le mie osservazioni inserite nel testo che riassume
l’analisi di Al Bayati sono precedute da ndr:)
Posso leggere due documenti: il Certificato di Morte e l’analisi
effettuata da Al-Bayati sul referto dell’autopsia eseguita dal dr.
Posey (cercherò di procurarmi anche quest’ultimo).
(continua
...)
Certificato
di Morte del 27 dicembre 2008
Al-Bayati
analizza il referto autoptico del dr. Posey
(5 dicembre 2009)
Ilona Abraham (medico di fiducia della Maggiore): già condannata
per
condotta non professionale, negligenza,
incompetenza ...
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Commento ad una email spedita il 19 dicembre
2008 da Christine all'amica e giornalista Celia Farber (inserito
nel Blog in data 25/01/09) e resa pubblica.
Email della Christine a Celia Farber
E’
stato possibile leggere un’email che la Christine Maggiore aveva
spedito alla amica giornalista e dissidente Celia Farber circa 8-9
giorni prima del 27 dicembre. In essa si viene a sapere come la
Christine stesse già parecchio male da circa 8-10 giorni, qualche
giorno dopo aver seguito un programma di disintossicazione e pulizia
(immagino l’idro-colon terapia, o delle purghe). Accusava inappetenza
marcata, astenia, faticabilità, affanno in seguito a sforzi minimi. Il
medico alternativo che l’aveva trattata l’aveva rassicurata dicendo
che “erano sensazioni normali”. Il medico di famiglia poi non aveva
constatato alterazioni all’auscultazione del torace. Non vi era né
febbre, né tosse. Su propria insistenza aveva fatto una radiografia
che dimostrava una grave broncopolmonite bilaterale. Poi ne era
seguita una cura con antibiotici in vena a casa, poi ancora il
peggioramento, cambio degli antibiotici e quel che sappiamo. Non si
era ricoverata perché illusa dalla terapia intrapresa e spaventata di
dover andare in ospedale ed affidarsi ad una sistema medico che temeva
fortemente.
Che
considerazioni si possono fare con questi elementi?
1)
perché ha deciso di fare la “pulizia” e la cura con le erbe? Stava
forse poco bene prima e, se questo è vero, cosa avvertiva? L’affanno è
cominciato dopo, verso l’11 o 12 di dicembre. Non pare avesse fatto
alcun esame del sangue o si fosse rivolta al medico di famiglia.
2)
La idro-colon terapia è una pratica alternativa molto discutibile e
può essere molto debilitante. Anche altre pratiche disintossicanti di
cui ho sentito (certi tipi di digiuno) sono molto debilitanti e
irrazionali. Chissà quali “erbe” ha assunto poi.
3)
Il cerusico che l’ha seguita in queste pratiche ha dimostrato una
buona dose di irresponsabilità. La diffidenza verso la medicina
ufficiale è portata a tal punto tra molti dissidenti che, così capaci
di critica da una parte, sono disposti ad essere esageratamente
“fiduciosi” ed ingenui in altri settori. Questa è una caratteristica
che ho constatato in molti.
4)
Mi spiace fare il giudice, ma non si può negare l’evidenza: fin dal
momento dell’affanno così marcato e soprattutto dopo la constatazione
radiografica della polmonite, e poi dell’aggravamento era d’obbligo il
ricovero immediato in reparto d’urgenza che avrebbe permesso una
diagnosi eziologica, una cura mirata ed un supporto respiratorio oltre
che un controllo di tutti gli altri parametri. Sbagliare antibiotico
equivale a non curare.
5)
E’ compatibile questo quadro con una polmonite da Pneumocystis? Sì, lo
è, anche se ci sono due elementi anomali: la mancanza di febbre e di
tosse. Solitamente la radiografia iniziale, pur con insufficienza
respiratoria, non mostra granché e qui invece si parla di grave
broncopolmonite bilaterale. Polmoniti post influenzali possono essere
severe e bilaterali. Polmoniti batteriche massive possono capitare,
raramente, anche in persone giovani in condizioni particolari di
indebolimento o stress o fatica. Ma hanno un’evoluzione rapida, di ore
o giorni in assenza di terapia.
Vi
è anche la possibilità che la polmonite fosse la complicazione di una
malattia cardiaca misconosciuta, che potrebbe spiegare una buona parte
dei sintomi e del lento peggioramento (affanno e mancanza di tosse).
Queste considerazioni sono scritte in attesa di avere degli elementi
certi, che potrebbero smentirle in parte. Sulla diagnosi finale non si
possono al momento trarre conclusioni.
GRAVE LUTTO (scritto
il 31/12/2008)
Un
grave lutto ha colpito la comunità dei dissidenti: è morta Christine
Maggiore,
il 27 dicembre, sembra per una polmonite bilaterale.
L'avevo sentita telefonicamente diversi mesi orsono. Era presa da
mille
impegni e ancora accusava il lacerante dolore
dovuto alla morte della figlia
di tre anni.
Il modo migliore per
ricordarla sarà quello di raccogliere il suo lavoro e fare sì
che non sia stato
inutile.
Ogni ulteriore
commento ora è in un raccolto e doloroso silenzio.
PS
Avevo preparato
un suo
articolo (la correzione di una traduzione esistente),
che metto ora in
linea.
Articolo pubblicato sul
Los Angeles Times del
30 dicembre
Articolo di Celia Farber
e la lettera del marito
Robin Scovill
Considerazioni sulla tragica morte di Christine Johnson
Premessa
Scrivo questa lettera con disagio. Ognuno ha il suo modo di reagire ed
il mio sarebbe quello di restarmene in silenzio di fronte a quanto è
accaduto. Tuttavia già si sentono i commenti impietosi o feroci di chi
vede nella morte di Christine un insperato appoggio per la “caccia ai
dissidenti”. Di nuovo è riecheggiata l’accusa di essere stata proprio
lei l’assassina della figlia (che morì nel 2005 all’età di 3 anni,
inaspettatamente, mentre era in cura per un’otite: fu una
complicazione di un’AIDS misconosciuto o una reazione avversa
all’antibiotico che stava assumendo? Allora la corsa in Ospedale fu
vana). L’accusa peggiore che a una madre possa essere fatta. Questo
fatto tragico – si può ben capire - la segnò pesantemente.
Condividerò allora con Voi le mie considerazioni, senza sapere niente
di più di quanto riportato dal Los Angeles Times, dai commenti di
Celia Farber e del marito Robin Scovill.
****
Le notizie sono contraddittorie. Non vi è certezza neppure della
“sieropositività” di Christine, a prescindere dal significato che ad
essa viene dato (ebbe tra il 1992 ed il 1994 sei risultati ai test
effettuati: negativo alternato a positivo alternato a indeterminato,
il tutto ripetuto più volte. Fino al 1994 i suoi esami, compresi di CD4 erano
nella norma, così come racconta lei stessa nella prefazione del suo
libro).
Nel dare la luttuosa notizia, è riportata anche un’affermazione che
suona strana per diversi motivi, che fosse cioè in cura per una
polmonite da 6 mesi (!), poi improvvisamente peggiorata nell’ultima
settimana.
Preciso che la polmonite da Pneumocystis jiroveci (già carinii) non ha
un decorso cronico (di diversi mesi), ma acuto (giorni) o subacuto
(settimane).
Quello che colpisce è che è morta a casa, pur essendo seguita da un
medico, con una diagnosi di grave polmonite bilaterale, con un
peggioramento che perdurava da oltre 7 giorni.
La mia supposizione – sempre in base alle notizie pubblicate - è che
vi sia stato un errore grave di valutazione da parte di chi la seguiva
(con antibiotici in vena a domicilio) oppure che sia stata lei a
rifiutare categoricamente il ricovero in Ospedale per paura (che la
facessero morire, che sbagliassero le cure).
Fosse stata ricoverata in un reparto di medicina intensiva in tempo,
ne sarebbe molto probabilmente uscita viva. Diagnosi eziologica,
antibiotico mirato e supporto respiratorio possono risolvere
situazioni disperate.
Che sia l’effetto di un complotto ed un avvelenamento da parte di
forze oscure per eliminare un elemento scomodo? (Mi pare fantascienza,
anche se nessuna ipotesi deve essere scartata a priori).
Molti altri aspetti sono oscuri: è vero che stava poco bene da
parecchio tempo? Ha effettuato dei controlli, anche laboratoristici,
oppure era diventata così diffidente verso la intera classe medica da
affidarsi solo a pratiche “alternative”?
Il dolore si mescola ad una sorta di rabbia.
****
La sua diffidenza estrema verso la scienza ufficiale e quella medica
in particolare derivava dalla sua conoscenza e dalla sua storia
personale. Da “laica” (si è costruita la sua preparazione studiando
seriamente la “sua malattia” come autodidatta) aveva constatato quanto
nel mondo scientifico attuale la ragione si debba scontrare con il
fanatismo e la “scienza” imperante non accetti il confronto leale.
A chi considera già la sua morte la dimostrazione dell’erroneità delle
sue teorie dico questo:
1) La diffidenza di Christine verso la Medicina ha qualche ragione
d’essere, essendo la Sanità (americana) non scevra di rischi
evitabili, così come riportato dal Journal of American Medical
Association:
In USA ci sono oltre 106.000 morti all’anno (escluse quindi le
invalidità e le reazioni non mortali) per effetti collaterali di
farmaci somministrati correttamente (10 volte il numero di
americani deceduti in Iraq dal 20 marzo 2003 fino al gennaio 2005).
Questo dato di per sé stesso dovrebbe indurre ad un’atteggiamento
aperto e misurato (Starfield B,
America's Healthcare System is the Third Leading Cause of Death
Jama 2000;284:483-5). Inoltre si contano:
• 12,000 morti all’anno per chirurgia non necessaria
• 7000 morti all’anno per errori medici negli ospedali
• 20,000 morti all’anno dovuti ad altri errori in ospedale
• 80,000 morti all’anno per infezioni ospedaliere
“Tra 13 nazioni che comprendono il Giappone, la Svezia, la Francia ed
il Canada, gli Stati Uniti sono stati classificati al 12°posto, basato
su 16 indicatori di salute come l’aspettativa di vita, la mortalità
infantile, ecc. In un altro paragone riprotato dall’OMS che aveva
usato un set differente di indicatori, gli Stati Uniti si sono
piazzati al 15°posto tra 25 nazioni industrializzate”.
2) Morti nella cura dell’HIV/AIDS, purtroppo, ci sono stati da ambedue
le parti della barricata (tra i seguaci dei trattamenti ortodossi e di
quelli che le rifiutano). Dovrei forse ricordare la storia di Nkosi,
icona del XIII Convegno Internazionale di Durban, morto prendendo i
farmaci? Casi emblematici sono citabili dalle due parti. Anche in
questa situazione i casi aneddotici sono spesso fuorvianti. Per tale
motivo sono richiesti a gran voce (dai dissidenti) studi impostati
correttamente.
Ho più volte riconosciuto l’utilità dei trattamenti “antiretrovirali”
in determinate situazioni, perché ne son convinto (con numerosi
distinguo). Tuttavia il dibattito scientifico è desolante. Anzi: non
c’è proprio, nonostante un fondamentale lavoro
di revisione (con oltre 20.000 casi osservati in 12 coorti) abbia
recentemente concluso per una mancanza di progresso della terapia
antiretrovirale, negli ultimi dieci anni. Non sono i dissidenti a
dirlo. E’ materia per un ampio dibattito. Non mi capacito perciò di
fronte a questo perseverante silenzio e chiusura mentale totale.
Questa è una delle ragioni per cui questo blog e relativo sito sono
nati.