ANTI-DISSIDENTI-1
REPLICA
Grazie al dott. Parpaglioni per aver voluto intervenire sul Blog
il 9/03/2009.
Come già fatto in precedenza rispondo con l’inserimento delle mie
osservazioni in violetto e corsivo.
Scrive Giuliano Parpaglioni: Sì, confermo di essere io, come è
suggerito nel post che mi riguarda personalmente.
Perché rifiutare la confutazione, se questa è fatta seriamente e senza
pecca? La scienza va avanti proprio per confutazioni, si leggono
articoli, ogni tanto, che ribaltano le credenze di anni eppure nessuno
si scandalizza. Perché con HIV queste confutazioni sono messe alla
berlina, rifiutate e dileggiate? Per voglia di mantenere lo status
quo? Per soldi? Possibile che le case farmaceutiche abbiano il potere
di zittire TUTTI i laboratori del mondo e di far pubblicare loro dati
falsi per poter prendere qualche soldo in più (considerando che la
maggior parte dei malati è in Africa e non ha i soldi per comprare le
medicine)?
Dimentica che la scienza non è democratica, può avere ragione
anche chi è in minoranza, fosse anche solo. Il passato insegna –
almeno dovrebbe! - (vedi le vicende di Ignaz Semmelweis ad esempio).
In Africa i test e le medicine vengono forniti dalle
Organizzazioni Internazionali che vengono foraggiate dai governi
occidentali che dispongono delle tasse di ogni singolo europeo ed
americano. Le Organizzazioni Internazionali li acquistano dalle Ditte
Produttrici. Per la proprietà transitiva siamo (anche) noi a pagare le
medicine alle Case Farmaceutiche per gli Africani. Quindi il business
c’è, strano non accorgersene!
Lo vedo almeno poco probabile.In realtà queste "confutazioni" sono
state sbugiardate dall'avanzare degli studi, quasi ogni obiezione ha
la sua risposta scientificamente corretta e verificabile con metodo
scientifico. La logica pone un grosso limite nella scienza: le
premesse devono essere vere, altrimenti il sillogismo è un mero
esercizio mentale scollegato dalla realtà. La logica dei dissidenti
trova cose apparentemente strane e si aggrappa a quelle, senza andare
ad indagare il perché accadano.
Bene, dato che Lei cita alcuni principi del metodo scientifico.
Perché non lo applica allora? In questa occasione l’ha evitato …
metodologicamente.
Cito:"A una ipotesi (AIDS di origine virale) è seguita la
confutazione con i crismi della scientificità (o della logica, se
vuole). Doveva a sua volta seguire da parte dei sostenitori della
prima la respinta dell’ “attacco”. C’è stata o no? Se c’è stata, me la
citi, per favore. Io non la conosco."
In effetti c'è, è sul sito dell'NIH, per comodità linkerò tre pagine
del sito "polo informativo", che dicono più o meno la stessa cosa.
So, me ne occuperò presto. Anticipo il mio commento: fa
impressione constatare come il fior fiore di scienziati che ha
partecipato alla stesura di quel pezzo si siano prestati a scrivere un
simile articolo di così bassa lega sul sito ufficiale del NIH, mentre
una più adeguata collocazione sarebbe stata “Il manuale
infettivologico delle giovani marmotte”.
Dichiarazione di Durban
L'HIV provoca l'AIDS
Risposte agli scettici
http://www.poloinformativohiv.info/modules.php?name=News&file=article&sid=25&mode=&order=0&thold=0
Il commento a tale scritto è già stato fatto in
antidissidenti-2. Io chiedevo – a Lei
come a chiunque altro – di citarmi delle confutazioni che rispettino i
canoni della argomentazione scientifica e che siano pubblicati su
riviste con peer review quindi ritrovabili sul Pub Med. Quindi rinnovo
la sfida.
Questo, ovviamente, se non bastano le confutazioni di un ex studente
di biologia quale io sono, le cui parole sono presenti su questo sito.
Figurarsi!
Detto questo, e detto quello che avevo da dire nel "mio" post, direi
che per quanto mi riguarda la questione è chiusa: per esperienza
personale so fin troppo bene che chi decide di credere (perché è una
fede, non una scienza) a qualcosa di alternativo alla realtà dei
fatti, difficilmente tornerà sui suoi passi. Purtroppo, parlando di
salute, questo vuol dire che in caso di malattia metterà a repentaglio
la propria vita e quella degli altri, cosa che è già successa con HIV,
con "medici" che spacciano il bicarbonato come cura per il cancro e
per tante altre cose.
vai al post
Giuliano Parpaglioni: Eccomi qua, atteso? Mah, mi piace pensare di sì.
Mi è stato segnalato che sono stato citato da un sito pro-dissidenti e
devo dire che la cosa mi ha anche fatto un po' piacere: è la prima
volta che vengo citato da qualcuno che non conosco
Prima di tutto qualche doverosa spiegazione: nel 2004 né io né
Stefania eravamo laureati, eravamo però tesisti presso un laboratorio
di virologia, e fu proprio lei a farmi venire voglia di scrivere
questi due post collegati l'uno all'altro: aveva infatti iniziato a
leggere il libro su HIV di Duesberg e, portandolo in lab, ci ridevamo
sopra (per quanto si possa ridere sulla pelle della gente) insieme.
Quindi non è esatto dire che lei non ha conoscenza delle teorie
dissidenti: ci siamo solo divisi i compiti, lei parlò dell'aspetto
tecnico, io mi occupai dello sbufalamento. Un ultima correzione è
quella data dalla dicitura microbiologo: non sono un microbiologo, non
ho fatto la scuola di specializzazione, sono un biologo appassionato
di microbiologia, soprattutto virologia, con un po' di esperienza di
laboratorio alle spalle.Detto questo, passiamo a rispondere al post.
Punto 1: non è necessaria immunodeficienza per diagnosticare HIV
semplicemente perché nella fase di sieropositività il virus non causa
grandi danni, quindi la vera e propria immunodeficienza non è così
accentuata, i valori sono quasi normali. AIDS infatti è il nome della
condizione di malattia conclamata, quando ormai il sistema immunitario
è compromesso, prima si parla di sieropositività, cioè di presenza
degli anticorpi di HIV
Il punto uno riguardava la definizione ufficiale dell’ AIDS,
anzi, le definizioni (se vuole rileggere, vada
qui). Non serve che Lei presenti il
Suo punto di vista, per quanto rispettabile: è fuori tema. Ripeto: per
definizione è possibile effettuare la diagnosi di Aids con l’evidenza
dell’assenza dell’HIV ed in assenza di immunodepressione. Il che è un
ossimoro.
Punto 2: la storia dice anche, ad esempio, che è possibile l'errore
umano o strumentale. Ogni sacca conservata per una trasfusione di
qualunque tipo è controllata, e il CDC ha ragione, ma alcune volte,
sfiga, capita che il sieropositivo, ignaro della sua malattia doni il
sangue nel periodo in cui non vi è traccia di HIV, perché è
all'interno dei globuli bianchi (i primi giorni dopo l'infezione, per
intenderci), ed ecco che con la trasfusione (magari urgente) mi prendo
anche i globuli bianchi infetti.
Ho riletto quel che avevo scritto temendo di essermi spiegato
male. Invece no, era comprensibile. Si parlava di fattore VIII, un
concentrato di proteine della coagulazione che, infuso agli emofilici,
permette loro di evitare il sanguinamento patologico. Ogni
concentrato, provenendo da molte donazioni di sangue poteva essere
infetto (nel passato) e perciò fu imputato come la principale causa
della “infezione con l’HIV” degli emofilici negli anni ‘80. Ciò non
POTEVA essere avvenuto come dimostrato non solo dalla Eleopulos (ma
chi è costei?) ma come esplicitamente ammesso dagli stessi CDC (ho
riportato esattamente in:
anti-dissidenti-1). Quindi la siero conversione doveva essere
altrimenti spiegata.
Punto 3: ripeto la mia obiezione nel post di 5 anni fa. Allora che
cosa avevamo in laboratorio? Acqua fresca? Gli studi che dimostrano la
correlazione tra HIV e AIDS ce ne sono molti.
Peccato che non fosse presente al Convegno di cui riferisce Kari
Mullis (qui di
seguito nell'introduzione al libro di P Duesberg "Il virus
inventato", Baldini&Castoldi, 1998), avrebbe certamente potuto
soccorrere Montagnier!
Se poi vuoi la mia esperienza eccola: infetto globuli bianchi
(linfociti) in lab e dopo un po' muoiono.
Barré Sinoussi scriveva (Science 1983;220:868):”I linfociti che
producevano virus sembravano non avere un aumentato potenziale di
crescita paragonati a cellule non infettate”. “La produzione di virus
continuava per 15 giorni e diminuiva successivamente …”. Ho letto
male?
Mi viene naturale domandarLe: cosa c’era scritto sulla fialetta
che iniettava ai suoi poveri linfociti in laboratorio, "veleno"?
Più facile di così... Se poi qualcuno vuol dimostrare che queste son
fantasie, allora la sfida è sempre quella: si va in un lab di ricerca,
si prende una fialetta di HIV correttamente conservata e la si inocula
in tre persone volontarie. Il risultato sarà definitivo: tre persone
malate o tre persone sane? Se la prima, fine dei giochi, se la
seconda, allora c'è da rivoluzionare tutti gli ultimi trent'anni o
quasi.
E’ una proposta che è stata fatta a Duesberg (ed anche a me). Si
capisce benissimo che non ha la minima idea di cosa possa aver
risposto.
Punto 4: eh no, insisto sulla TBC, perché molte persone sono portatori
sani del micobatterio, perché è tenuto a bada dal proprio sistema
immunitario. Se il sistema immunitario cade, che succede? Che la TBC,
prima latente, divampa. La TBC sarebbe molto più comune se fosse
libera di infettare, invece è spesso silente, ecco perché è usata
nell'elenco delle malattie associate ad HIV (e non nella definizione
della malattia, che con TBC, Candida o polmoniti atipiche non ha
niente a che fare).
Purtroppo, dott. Parpaglioni, ha fatto una gran bella confusione
per chi non sa già come stanno le cose. Allora chiariamo: Il
Mycobacterium tuberculosis infetta una parte della popolazione e nella
maggior parte dei casi provoca una malattia talmente lieve da passare
inosservata, rimanendo poi silente nell’organismo. Può risvegliarsi in
un tempo successivo anche di anni o decenni. In una piccola parte dei
casi subito, in una piccola parte a distanza di tempo (le quote
variano a seconda delle situazioni socio economiche sanitarie) si
sviluppa la tubercolosi, la malattia vera e propria, che colpisce
polmoni od altri organi ed è temibile se non curata. Nel caso la
malattia colpisca un occidentale (in Africa è diverso per diversa
definizione!), si chiamerà tubercolosi se si tratterrà di un
sieronegativo, verrà considerata malattia opportunistica (ovvero “caso
di AIDS”) se sieropositivo per l’HIV. Indipendentemente dalla presenza
o no di immunodepressione (preciso: per definizione).
Punto 6: proprio pochi giorni fa ho sentito alla radio che in Italia
esisterebbero un numero spaventoso di sieropositivi inconsapevoli. Ora
la mia domanda è questa: la risposta mirava a dire che le prostitute
sono malate perché si drogano? Perché a me sembra che mi dia
ragione... poi magari sbaglio io, eh...
Sbaglia. Inoltre le suggerisco di non ricavare le Sue
informazioni da quello che sente alla radio, ci rimette Lei. Presta il
fianco a facili sarcasmi del tipo: ha sentito … su Radio Maria o su
Radio TAM TAM? A che ora della notte?
Come già ripetuto mille volte, la stima dei sieropositivi non è
cambiata in Italia dall’inizio, l'hanno fatta variare dai 100 ai
130.000 (dati Istituto Superiore Sanità, COA, aggiornamenti AIDS
annuali). Per essere precisi nel 1988 dovevano essere di più, 200.000
circa, con previsto raddoppio ogni 12 mesi.
L’enfasi data ultimamente ai sieropositivi inconsapevoli mira
alla promozione del test per tutti. Il che potrebbe avere anche un
senso a patto che i test siano validati e che si conoscano i suoi
limiti. Cosa che non è.
Per le prostitute , se vuole legga quel che ho scritto
qui.
Punto 7: a parte il fatto che l'AZT non so nemmeno se è ancora usato,
ma sono io a non essere aggiornato su questo. Comunque, fatto sta che
le ultime statistiche danno una speranza di vita ad un sieropositivo
di 30 anni (TRENTA ANNI). Ora, se questi non sono benefici non so cosa
siano.
Ma Lei, non si voleva rifare al metodo scientifico? Questo non è
un argomento: è una “cosa” buttata lì. Questo mi fa imbestialire. Ma
di cosa parliamo? Di statistiche su sieropositivi trattati per 30
anni? Ce ne sono? Vediamo … 2009 meno 30 ….uhm … uhm quanto fa? 1979!
Legga quel che è stato scritto sopra il nome di mille ricercatori “top
level” , qui. (Ovvero: non trasformiamo la
speranza di vincere al lotto, in un conto in banca di cui possiamo già
disporre!).
Menzioni speciali:
chi ha dato quelle percentuali? Non io... So benissimo che esistono i
falsi positivi, e lo sanno anche i medici: è per questo che c'è un
secondo test da fare. Ma mi sembra di averlo già detto.
Si parla di specificità dei test: purtroppo è un argomento ostico
non solo per Lei ma per molti, ed è già stato affrontato
qui e
qui
e qui.
Ne riparleremo.
L'isolamento del virus è prassi giornaliera in un miliardo di
laboratori. Esistono protocolli apposta disponibili su internet, basta
cercarli (anche se poi non ho capito molto questo intervento, che
sembra non entrarci molto con quello che dicevo io, ma fa niente)
Il suo è un argomento così detto “dell’Autorità”, non ha validità
logica, è un non argomento.
Si ponga in una prospettiva storica: vi era un tempo in cui
salassi e purghe erano prescritti per ogni patologia. Se Lei avesse
domandato spiegazioni ad un medico di allora, avrebbe probabilmente
avuto una risposta analoga alla sua (ma quello non aveva le
possibilità di informarsi che ha Lei).
Isolamento del virus: se è molto parlato anche in questo sito:
qui,
qui,
qui
e
qui.
Grazie per il giudizio positivo, ma rimango della mia idea, non perché
io sia testardo o ottuso, ma semplicemente perché mi piace, quando si
parla di scienza, parlare di numeri, esperimenti, verifiche. E siccome
queste cose per HIV ci sono e chiunque abbia la voglia di mettersi a
studiare può andare a verificare, ecco che la parte "HIV non esiste"
mi diventa totalmente antitetica.
Non dico al dott. Parpaglioni, che certamente resterà della Sua
idea, ma agli altri lettori: io cerco di portare ogni volta la
documentazione relativa a quel che dico in modo che ognuno possa
controllare direttamente.
Infine una raccomandazione, non solo rivolta a chi ha scritto il
testo, ma a chiunque legga: l'infezione da HIV è mortale. Liberi di
non crederci, ma per non sapere né leggere e né scrivere, non
dimenticate il preservativo!
… siate ottimisti! potrebbe anche non andarvi in bianco, … come
capita di solito!
20090313 -ff