Aggiungo in data 20/09/2009 la registrazione audio del
programma di RAI3 andato in onda il 5/08/2009 , dal titolo "Marketing
dei farmaci", che consiglio caldamente di ascoltare. Per facilitare il
download, ho diviso il file in tre parti:
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Frontiere avanzate
della terapia medica:
medicine per i sani
(correzioni +
bibliografia 28/07/2009)
Bisogna partire dal
presupposto che le Case Farmaceutiche devono avere il loro interesse
nel preparare e vendere i farmaci. E’ naturale e giusto che sia così.
Tuttavia grazie agli enormi
progressi verificatisi negli ultimi decenni, ci sono ancora poche
malattie rimaste da curare (e che non lo siano già). Ecco che
ulteriori incrementi di vendita dei farmaci possono essere ottenuti
solo con aiuti statali e strategie avanzate. Ne faremo alcuni esempi.
Ci sono malattie diffuse nel
terzo e quarto mondo, ma poiché la povertà dilagante non permetterebbe
loro di sostenere le cure, ecco che queste vengono acquistate e
fornite con appositi programmi dell’ONU, di Organizzazioni
governative e non, a sua volta finanziate dai contribuenti dei Paesi
Occidentali).
Ci sono "malattie orfane",
sarebbe a dire tanto rare che per una Casa Farmaceutica sarebbe
antieconomico occuparsene. Ecco che sono stati istituiti dei
particolari incentivi governativi in USA ed EU per venire incontro ai
produttori in modo che non ci rimettano.
Ci sono metodi per allargare
la percentuale dei soggetti trattabili. Lo si ottiene modificando i
livelli di normalità (i.e. abbassando quelli del colesterolo, della pressione arteriosa), o con
l’estensione delle indicazioni di alcuni essi (e.g. antiacidi per
le gastroduodeniti). Grazie agli "inibitori di pompa", sono state ottenute
certamente drastiche riduzioni di complicazioni gravi delle duodeniti
e che un tempo
dovevano ricorrere al chirurgo, tuttavia l’abuso delle prescrizioni è da tutti
ammesso.
Ma come possono la Case
Farmaceutiche incrementare ancora il fatturato? Devono inventarsi qualche
altro lavoro. Ecco la geniale soluzione: spostando il target dagli ammalati ai sani.
Come sarebbe a dire "i sani"? I sani.
E’ stata recentemente proposta
dalle pagine di un’autorevole rivista (British Medical Journal ) il trattamento
antiipertensivo non solo di persone asintomatiche con valori alterati,
ma persino la profilassi con tre farmaci, per tutta la vita, di sani
con normali valori pressori (vedi articolo fine pagina).
Questa ritengo sia una pietra
miliare della storia della terapia medica, che apre sconfinati
orizzonti in ogni direzione. Perché non trattare allora chi ha i capelli folti
per la calvizie che potrebbe un giorno avere? O per la lombalgia che
non c’è ancora? O tutti per la tubercolosi … non si sa mai?
E se ci fossero effetti
collaterali? Niente paura, a quelli ci penseremo noi. Come? le
controlleremo con altre
medicine naturalmente!
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Nelle cure rivolte ai
sani c’è il grande capitolo delle vaccinazioni (la vaccinazione più
propriamente è una
profilassi). Molto vi sarebbe da dire, ma
limitiamoci per ora a quelle antiinfluenzali. Le attuali, ripetute
ogni anno, servono a poco per una malattia di scarso rilievo (vedi
miei interventi precedenti –
Vaccinazioni ). Erano destinate a certe
categorie di persone (anziani, soggetti affetti da malattie croniche).
Troppo poco: bisognava fare di più. E di più è stato fatto nel 2005 e
quest'anno.
Cosa è successo nel 2005? Con
una campagna mediatica di ampio respiro, gli organismi internazionali
sono riusciti a costruire lo spettro di una epidemia di un virus
animale (dei polli) che – secondo previsioni costruite su ipotesi
fantasiose –
sarebbe dovuto mutare e diventare umano. Tutti ricordano il grande
allarme lanciato di un'epidemia aviaria
(vedi) imminente che doveva colpire milioni di persone nella sola
Italia. Alla resa dei conti, quel virus non ha proprio fatto il salto
di specie preconizzato con tanta sicurezza, ma lo scopo è stato
ugualmente raggiunto: i Governi hanno acquistato ampi stock di
medicinali (cicli terapeutici per 4 milioni di persone solo in Italia)
ed il vaccino per il virus nascituro già prenotato!
Quest’anno (2009) la ghiotta
occasione è stata data dalla epidemia di influenza "suina" la quale è
stata presentata subito come una malattia ad elevata mortalità (il che
poi non era vero). Il suo ceppo è l’A/H1N1 che già circola in tutto il
mondo da molti decenni. Bisogna sapere che i virus influenzali vanno
regolarmente incontro variazioni antigeniche, di cui le maggiori (antigenic
shift) sono rare e teoricamente in grado di dare luogo ad estese epidemie, le
minori (antigenic drift), come nel caso della “suina”, a minore
diffusione e con quadri clinici di scarsa rilevanza. Ebbene: anche in
questo caso la campagna mediatica ha ottenuto l’effetto di spaventare
il pubblico (nonostante le voci rassicuranti dei colpiti - poca febbre,
un po’ di tosse per tre giorni - e di taluni esperti come il prof Mauro
Moroni), e l'effetto di giustificare l’attuazione di misure di
contenimento tanto onerose quanto inutili, una volta che casi siano
presenti nei vari Stati. Anche per questa modestissima malattia
si fa ricorso agli antivirali, anche per questa si parla di
vaccinazioni di massa, come se effettivamente fosse un problema
sociale enorme (la Francia ha già prenotato oltre 90 milioni di dosi,
l’Italia 40). Ognuno sa che farmaci e vaccini possono avere effetti
collaterali proporzionali alla diffusione di detti presidi (un numero
potenzialmente rilevante, una
bassa percentuale di un gran numero di persone).
Dove è provato che i
rischi sono inferiori ai benefici? Nessuno si ricorda del
precedente del 1976? quando il
vaccino per la “suina” di allora fece molte vittime e la campagna
vaccinale venne perciò sospesa?
E' ammirevole come la stessa
strategia funzioni sempre: allarme, campagna mediatica, misure di
contenimento (di dubbia utilità), cura, profilassi e poi La Soluzione
per eccellenza:
vaccinazione per tutti, meglio se obbligatoria.
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Nota 1
Farmaci per la Pressione
Tempo Medico 21 maggio 2009
di Roberta Villa
Fonte: Brit Med J 2009; 338: b1665
Dopo le statine per coloro che hanno livelli di colesterolo entro i
limiti, ecco gli antipertensivi per chi ha la pressione normale. La
controversa idea di usare i farmaci come strumento di prevenzione
primaria ha fatto in questi giorni un grosso balzo in avanti, con la
pubblicazione sulle pagine del British Medical Journal di una
metanalisi condotta da Malcolm Law e dai suoi colleghi dell’Wolfson
Institute of Preventive Medicine a Barts e della London School of
Medicine. Gli studiosi, dopo aver esaminato quasi 150 trial condotti
tra il 1966 e il 2007, per un totale di 464.000 persone, sono giunti
alla conclusione che ridurre la pressione comunque paga in termini di
rischio cardiovascolare, non solo indipendentemente dal farmaco usato,
come già si sapeva, ma anche dalla presenza di una preesistente
patologia cardiovascolare e dai livelli pressori di partenza.
«Utilizzare uno qualunque degli antipertensivi delle principali classi
in commercio alle dosi standard riduce il rischio di attacchi cardiaci
fatali e non fatali di circa un quarto e di ictus di circa un terzo»
spiega Law. «Anche la probabilità di andare incontro a scompenso
cardiaco si riduce di circa un quarto».
Se in generale non si sono registrate differenze tra le diverse classi
di farmaci, purché abbassassero la pressione, sono emersi però casi
particolari in cui a determinati prodotti si associava un vantaggio
supplementare: è il caso dei beta bloccanti, per coloro che già hanno
mostrato i segni di una cardiopatia ischemica, e dei calcio
antagonisti, leggermente più efficaci nella prevenzione dell’ictus e
meno in quella dello scompenso.
«Per quanto riguarda i beta bloccanti» precisa l’esperto britannico,
«il vantaggio addizionale è limitato agli anni immediatamente
successivi a un infarto, in cui questi farmaci riducono il rischio di
oltre il 30 per cento contro il 13 per cento di calo ottenuto nei
cardiopatici senza un infarto recente».
Escludendo questi pazienti particolari, i ricercatori hanno calcolato
che per ogni 10 mmHg di sistolica e ogni 5 mmHg di diastolica in meno,
il rischio di eventi ischemici a livello cardiaco scende del 22 per
cento e quello di ictus addirittura di più del 40 per cento. «Questo
almeno fino a 110 di massima e 70 di minima» puntualizza Law, che
aggiunge: «Se poi si utilizzano tre farmaci diversi in combinazione, a
metà della dose prevista per ognuno, il vantaggio può aumentare
ancora, con una riduzione del rischio di cardiopatia ischemica del 46
per cento e di ictus del 62 per cento».
«Questa conclusione però è stata dedotta sommando gli effetti dei
diversi farmaci» obiettano in un editoriale di accompagnamento Richard
J McManus e Jonathan Mant, rispettivamente dell’Università di
Birmingham e di Cambridge. «Non esistono trial che dimostrino la
superiorità di questa associazione né che confermino la supposizione
che in questo modo si riducano gli effetti collaterali dei prodotti
utilizzati».
Ma gli autori sono convinti che i loro risultati siano più che
sufficienti per consigliare a tutti, oltre i 55-60 anni,
indipendentemente dalle loro condizioni di forma o di salute, di
prendere comunque una, o meglio tre, pillole per la pressione, senza
neppure misurarla prima.
Nota 2
BMJ 2009;338;b1665;
"Guidelines on the use of blood
pressure lowering drugs can be simplified so that drugs
are offered to people with all levels of blood pressure. Our
results indicate the importance of lowering blood
pressure in everyone over a certain age, rather than
measuring it in everyone and treating it in some".
Nota 3
Mauro Moroni, direttore di Malattie infettive al Sacco di Milano:
intervistato da Anna Cirillo ("Troppo allarme,
è solo un'influenza"),
getta acqua sul fuoco (La Repubblica, 20 luglio 2009). «Questo non è
più cattivo di alcuni virus stagionali influenzali che ci hanno
colpito negli ultimi 30 anni. Si manifesta con una influenza severa
per 3,4 giorni che poi guarisce anche senza farmaci... Il vaccino è in
preparazione e va riservato alle persone funzionali al mantenimento
dei servizi sociali e medici o a quelle a rischio».
Nota 4
"Pandemia,
affari d'oro per Big Pharma. Vaccino ed antivirali, le aziende
prevedono 10 miliardi di dollari di entrate". La Repubblica 22 luglio
2009.
Nota bene: con i commenti sopra riportati non
intendo dire che l'influenza sia una malattia da trascurare: è anzi
importantissimo stare a riposo dall'inizio e rispettare una adeguata
convalescenza. In rari casi vi possono essere delle complicazioni,
specie in soggetti già defedati o con patologie preesistenti, in
percentuali minori di quelle che si hanno con la comune influenza
stagionale. Un altro aspetto di cui tener conto è la diagnosi
differenziale con altre malattie che si presentino con la stesso quadro
sintomatologico (12 gennaio 1994 - Corriere della Sera: "Ucciso
dalla malaria dopo 3 esami medici: " e' solo un' influenza ")
ff-20090726