A
proposito di Metodo …
Molti
anni fa, provai a chiedere chiarimenti ad un noto studioso di storia
della medicina (e del metodo scientifico), il prof Giovanni Federspil*.
Gli domandai cosa pensasse delle mie tesi sull’AIDS, epatite C**, con
particolare riguardo all’aspetto metodologico. Mi rispose con
questa lunga lettera
che pubblico, ed in cui evidenziava molti di quelli che lui riteneva
miei difetti di impostazione. A mio avviso invece le sue critiche non
erano ben fondate, ovvero si prestavano a molte e facili
controdeduzioni. Tuttavia non volle continuare la discussione su un
argomento che non conosceva bene e non aveva a sufficienza
approfondito (e non aveva tempo per farlo).
Il prof
Vincenzo Crupi, filosofo della scienza, si è cimentato in un’analisi
che qui riporto (Epistemologia
del caso-AIDS) e che affronta risvolti metodologici filtrati da
impostazioni differenti (in particolare quella di Popper e Lakatos) e
per alcuni aspetti critiche verso gli stessi dissidenti.
* Prof
Giovanni Federspil Autore, tra le altre pubblicazioni, di “Fondamenti
del metodo in medicina clinica e sperimentale” (Piccin Editore) e
“Principi di Metodologia Clinica” (Cedam - Coautore Mario Austoni),
“Forme della razionalità Medica” Rubettino, 2004 (Coautore Pierdaniele
Giaretta).
** In
un mio scritto sull’epatite C (1996) calcolavo quanti sarebbero stati
i falsi positivi in seguito ad uno screening di massa (anti-HCV)
effettuato sulla popolazione italiana: nientemeno che il 50%!
(1) Poniamo, dunque, che i dati forniti nell'articolo review di
Bianchini D. et al. (Boll. 6‑1995) siano reali (cioé: nella
popolazione italiana vi è una prevalenza di "infezione" del 3%, il
test anti‑HCV ha una specificità "superiore al 95%"). Cosa
succederebbe, se sottoponessimo al test 10.000 italiani? In base al
dato di prevalenza, avremmo 300 "veri positivi" e 9.700 "veri
negativi". Tuttavia il test (screening + conferma), a cui è attribuita
una specificità superiore al 95% (poniamo 97%), identificherebbe
scorrettamente il 3% dei 9.700, cioè ben 291 soggetti. Come?
considerandoli a tutti gli effetti "anti‑HCV positivi". E' meglio non
domandarsi cosa veniva ottenuto quando il test era di Ia o IIa
generazione e "presentava una scarsa attendibilità".
20090218